marzo 2021


Genitori e stress ai tempi del Coronavirus: il rischio burn-out è concreto?

di Giulia Perasso

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Essere madri e padri ai tempi del Covid-19 non è affatto semplice: i genitori esercitano il loro complicatissimo “mestiere”, turbati dalla mancanza di tempo libero, da difficoltà lavorative, da un minore supporto della rete sociale di riferimento. Nella “nuova normalità”, genitori e figli – bambini o adolescenti – trascorrono più tempo insieme tra le mura domestiche, nella difficoltà di porre confini tra lo spazio del lavoro e del gioco, tra lo spazio della scuola e gli hobby, tra i momenti insieme e quelli individuali, tra gli spazi dei grandi e quelli dei piccoli. Tale difficoltà è vincolata anche alla grandezza della casa che si condivide, laddove persiste un disagio più marcato in situazioni già segnate da un pregresso svantaggio economico. In più, per le famiglie è diventato più difficile contare su caregiver di supporto, come nonni, zii, babysistter, per la paura del contagio reciproco. A livello psicologico, quali sono i rischi che un genitore corre in questo delicato periodo storico e sociale?

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Un possibile rischio per la salute del genitore è la cosiddetta “sindrome del Burn-out”. Burn-out significa “bruciarsi” ed è un termine coniato dagli psicologi per definire quello stato di affaticamento emotivo nel quale la mamma o il papà è troppo stanca o stanco per svolgere il proprio ruolo di genitore e soprattutto per trarre giovamento dalle interazioni con il bambino. In termini più semplici, essere in Burn-out significa essere troppo stressati per poter fare al meglio la mamma o il papà. coppie_covid_neodemos

La “nuova normalità” determinata dalla pandemia ha tutte le caratteristiche per aumentare i livelli di stress dei genitori (l’isolamento sociale, le difficoltà lavorative, la condivisione protratta degli spazi domestici) e può essere complicata da fattori situazionali come difficoltà pregresse della coppia o la presenza di un figlio con fragilità fisica o psicologica. La letteratura scientifica evidenzia che genitori eccessivamente stressati sono più a rischio di trascurare e maltrattare bambini e adolescenti. Come prevenire tali situazioni?

Uno strumento utile per i genitori può essere proprio la conoscenza del legame tra la salute genitoriale e la salute dei figli. Lo studio di Spinelli e collaboratori (2020), effettuato su un campione di 854 famiglie durante il primo lockdown italiano, ha dimostrato che lo stress genitoriale ha un ruolo chiave nell’insorgenza dei problemi emotivi e comportamentali nei figli (di età compresa tra i 2 e i 14 anni).

Sebbene possa sembrare banale, per i genitori, prendersi cura di sé stessi è il primo elemento per garantire il benessere di tutta la famiglia. È lo stesso principio per cui nella segnaletica di emergenza che osserviamo sugli aerei, in cui viene indicato agli adulti di mettere la propria maschera d’ossigeno come condizione basilare per riuscire a soccorrere i propri bambini!

 

Bibliografia:

  • Jeammet, P. (2009). Adulti senza riserva: quel che aiuta un adolescente. Raffaello Cortina Editore.
  • Spinelli, M., Lionetti, F., Pastore, M., & Fasolo, M. (2020). Parents’ stress and children’s psychological problems in families facing the COVID-19 outbreak in Italy. Frontiers in Psychology, 11, 1713.

MINDFULNESS: come la self-compassion può essere uno strumento d’aiuto contro la “pandemic fatigue”

di Elisa Perusi

Non puoi scegliere come sentirti, che pensieri avere e che emozioni provare. Ma puoi vivere al centro della tua vita, imparando a stare con la loro energia, senza farti travolgere

(Traverso, 2016, p. 155)

pandemic-fatigue Se in questo periodo ti senti stanco, irritabile, più triste e svogliato del solito, non preoccuparti, non sei solo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riassunto questo stato con il termine “pandemic fatigue” e secondo gli esperti più del 60% della popolazione al momento ne soffre. Il protrarsi della pandemia, la quotidianità in continuo cambiamento, l’impossibilità di fare programmi, sono tra le cause principali di queste sensazioni. Ma anche la distanza sociale, il non poter abbracciare amici e parenti, il non poter stare accanto alle molte persone che in questo momento attraversano la sofferenza, sono tutte esperienze che ormai da molto tempo caratterizzano la nostra vita. E diventiamo stanchi, stufi, irritabili. Abbiamo la sensazione di non farcela più, che tutto questo non finirà mai.

Innanzitutto una buona notizia. Tutto questo finirà. Non si sa come, non si sa quando, ma finirà. Il mondo è in continuo divenire e cambiamento.

Ma come possiamo stare all’interno di questo momento? Come possiamo alleggerire il peso di questa pandemia che continua inesorabile a stravolgere l’onda delle nostre vite e della nostra quotidianità?

Negli ultimi anni si è sentito molto parlare di mindfulness e ancor più in questo periodo.

mindfulness_poster_UKLa mindfulness è una pratica che deriva dalla tradizione buddista, ed è stata diffusa in occidente da Jon Kabat-Zinn (se ti interessa iniziare ad approfondire l’argomento, ti consiglio di dare un’occhiata ai suoi libri, puoi trovare alcuni titoli in bibliografia).  È una pratica che si basa sulla riscoperta del momento presente, tramite l’ascolto del proprio respiro. La nostra mente è costantemente bombardata in ogni momento da pensieri, stimoli ed emozioni. Quello che insegna la pratica è di osservare la propria mente in azione per arrivare a fare esperienza che noi non siamo i nostri pensieri, ma possiamo stare fermi, respirare, e osservarli mentre vanno e vengono. L’entrare in contatto con i nostri pensieri senza la necessità di seguirli o aderirvi in modo automatico, ci permette di creare uno spazio di libertà e di consapevolezza, che libera creatività e saggezza che sono già presenti in ognuno di noi, al fine di affrontare le sfide della nostra vita. Tutto questo potrebbe apparirti astratto e artificioso, ma essendo di fatto una pratica, la vera comprensione può arrivare solo tramite l’esperienza diretta di quanto descritto a parole.

Ma ritornando al nostro tema, come la mindfulness può aiutarci ad affrontare i sentimenti della pandemic fatigue?

Uno dei pilastri della mindfulness, che tramite la pratica si impara a sviluppare, è la self-compassion. Per self- compassion si intende, come spiega molto bene nel suo libro Kristin Neff (2019), il praticare la gentilezza amorevole nei confronti di noi stessi.

self-love-picInnanzitutto, il primo atto di gentilezza che possiamo rivolgere nei nostri confronti è la possibilità di osservare e accettare quello che c’è, senza giudicarlo. In una società che si basa sul culto del perfezionismo e della prestazione, del dover stare bene e farcela a tutti i costi, già l’ammettere a noi stessi di sentire emozioni difficili è un atto di forte coraggio. Non possiamo certo cambiare ciò che accade o ciò che è accaduto, ma possiamo prenderci cura di quello che sentiamo. Ovviamente non si tratta di una specie di pozione magica che una volta bevuta ci permetterà di essere invulnerabili per sempre al dolore, anzi, dimorare con la propria sofferenza può essere molto faticoso.

Si tratta quindi di prenderci cura di noi, del nostro sentire, proprio come faremmo con una persona amata. Prova a pensarci. Visualizza la persona che più ami al mondo. È stanca, triste o arrabbiata.  Che cosa fai? Le dici di tacere perché dovrebbe essere in qualche altro modo? Le ricordi che dovrebbe essere perfetta e produttiva? Io penso di no. Penso che il primo atto che compiamo in questi momenti è di metterci in ascolto dell’altro, accogliere e accarezzare i suoi dolori, senza la necessità di doverli risolvere in qualche modo.

Se riusciamo a fare questo nei confronti degli altri, vuol dire che dentro di noi abbiamo questa capacità, che possiamo rivolgere anche nei confronti di noi stessi.   

Accarezzare anche le nostre fatiche, è il primo passo per legittimare e alleggerire le nostre sofferenze.

L’essere gentili con noi stessi ci apre inoltre alla possibilità di essere più gentili anche con l’altro. Spesso quando soffriamo la nostra tendenza è quella di ripiegarci nel nostro dolore e nel nostro mondo interno. Praticando la self-compassion invece ci apriamo alla possibilità di capire che non siamo soli, che quello che stai provando tu, probabilmente lo può provare anche la tua migliore amica, il tuo vicino di casa, il tuo datore di lavoro, il passante che hai intravisto sotto casa accostandoti alla finestra. A maggior ragione in questo periodo, ci aiuta a capire che siamo tutti sulla stessa barca, ci può aiutare a sentirci meno soli, perché noi come tutti vogliamo essere felici, in pace e al sicuro.

 

Sitografia:

Frezza, G., “Cos’è la pandemic fatigue? L’esperto ci spiega perché ne soffre il 60% degli europei, sanità informazione, 23 Ottobre 2020

https://www.sanitainformazione.it/salute/cose-la-pandemic-fatigue-lesperto-ci-spiega-perche-ne-soffre-il-60-degli-europei/

Bibliografia:

Traverso, C., (2016), “mente calma cuore aperto”, Sperling&Kupfer

Neff, K., (2019), “La self-compassion. Il potere dell’essere gentili con se stessi, FrancoAngeli

Per approfondire:

-Sulla mindfulness:

  • Dovunque tu vada ci sei già. Kabat-zinn
  • Metodo Mindfulness, 56 giorni alla felicità
  • Mente calma cuore aperto

-Sulla self-compassion:

  • La self-compassion. Il potere dell’essere gentili con se stessi Krisitin Neff