Maggio 2021


GIOVANI E PANDEMIA: QUALI RIPERCUSSIONI E QUALI SOLUZIONI?

di Biancamaria Bellini

dad

 Le misure di contenimento per far fronte all’emergenza del Covid-19 continuano a condizionare il nostro vivere quotidiano. La Scuola ha risentito in modo particolare della pandemia, trovandosi a dover rivoluzionare il proprio sistema da un giorno all’altro. Sappiamo bene quali sono state le misure adottate nei confronti della didattica in presenza in quest’ultimo anno, così come conosciamo bene cosa si intenda con il termine DAD. Ma quanto sappiamo delle ricadute che la pandemia e, in particolare, la didattica a distanza ha avuto, sta avendo e avrà sulla salute e il futuro dei nostri ragazzi?

Una ricerca condotta dall’Organizzazione Save the Children ha messo in evidenza come l’attuale emergenza educativa non solo abbia aumentato il rischio di dispersione scolastica e la disuguaglianza territoriale, ma abbia anche avuto decisive ripercussioni sull’umore e la capacità di socializzazione dei più giovani.

In queste circostanze, quali sono i rischi e le opportunità per una crescita sana e armoniosa delle nuove generazioni? E quali interventi posso essere attuati per aiutare i giovani a sviluppare delle competenze in termini di resilienza e punti di forza per affrontare il futuro?

La pandemia ha rivoluzionato il sistema scuola, portando a un potenziamento della didattica a distanza. Sarà tuttavia necessario governare le conseguenze e le implicazioni dell’evoluzione tecnologica stessa.

Proprio la scuola, che dovrebbe essere il luogo più aggregativo, dove si insegnano equità, uguaglianza e innovazione, ha portato alla luce un forte senso di disuguaglianza. La DAD è stata una risposta necessaria ed emergenziale che ha messo in luce impreparazione in modelli informativi obsoleti, inadeguata soprattutto per i più piccoli che necessitano di coinvolgimento, interattività e partecipazione. La scuola deve diventare più inclusiva e antropocentrica, sviluppando modelli che integrino umano e digitale, limitando altresì il rischio di infodemia (sovrabbondanza di informazioni di dubbia credibilità).

 

  1. Gli adolescenti ai tempi del Covid

esclusoGli adolescenti sono quasi spariti nel dibattito pubblico. Ci si è ricordati a volte di loro solo come soggetti a rischio per la trasmissione del contagio oppure per la loro diretta mobilitazione a favore della riapertura delle scuole. Eppure, gli effetti duraturi della crisi graveranno molto sul loro futuro. Save the Children ha quindi deciso di dare la parola ai ragazzi e alle ragazze delle scuole superiori attraverso un’indagine condotta da IPSOS, che dal 3 al 5 Dicembre ha coinvolto 1000 studenti tra i 14 e i 18 anni.

 Esperienza della didattica a distanza: Il 62% ha fornito una valutazione positiva della DAD.

  • Difficoltà riportate: fatica a concentrarsi, problemi tecnici, scarsa digitalizzazione dei docenti e noia.
  • Preparazione scolastica: 1 su 3 percepisce un peggioramento
  • Concentrazione e apprendimento di nuovi contenuti: 7 su 10 dichiarano più difficoltà

 Metodologie didattiche: Il 37% dichiara che i propri insegnanti non ha modificato il modo di fare lezione, per il 44% del campione qualche docente ha introdotto delle novità (video, lezioni online, giochi didattici e lavoro in piccoli gruppi)

Rischio della dispersione scolastica: Più di 1 ragazzo su 4 afferma che dal lockdown della scorsa primavera c’è almeno un proprio compagno che ha smesso completamente di frequentare la scuola. Questo dato appare preoccupante in relazione al rischio di un aumento della dispersione scolastica: stando alla percezione degli intervistati, Save the Children ha stimato che circa 34mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado potrebbero abbandonare la scuola.

Socialità e sfera emotiva: 6 ragazzi su 10 ritengono che il periodo a casa da scuola abbia avuto e stia avendo ripercussioni negative sulla propria capacità di socializzare e sul proprio umore. Quasi 1 ragazzo su 2considera questo anno di pandemia un anno sprecato.

  • Emozioni più frequentemente riportate: stanchezza, incertezza, preoccupazione, irritabilità, ansia, disorientamento, nervosismo, apatia, scoramento ed esaurimento.

La vita oltre al Covid: Più di 1 ragazzo su 4 afferma di aver cambiato scelta riguardo il proprio percorso di studi/professione

  • Quasi 1 su 10 ha dovuto rivedere i propri piani a causa delle difficoltà economiche della propria famiglia
  • Il 4% ha deciso invece di iscriversi ad un corso di laurea legato alle professioni socio-sanitarie; il 7% proseguirà gli studi in ambito scientifico e l’8%, a seguito della pandemia, ha scelto di approfondire l’ambito di studi legato al digitale

Next generation EU (Recovery Fund): Il Next Generation EU, programma che contribuirà a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di COVID-19, raccoglie un forte interesse: gli adolescenti mostrano tutta la loro preoccupazione circa la crisi economica in corso e mettono il lavoro al primo posto, seguito dagli investimenti sull’istruzione 

 

  1. Progetto IN&OUT

Il progetto IN&OUT è stato istituito dalle Cooperative Koinè e Ripari, con l’obiettivo di rimodellare l’intervento durante la pandemia, per non perdere la sfida alla dispersione scolastica.
In particolare, gli interventi promossi dagli operatori si sono rivolti sia alla realtà scolastica che a quella extra-scolastica, in modo da favorire una presa in carico globale dei ragazzi, che tenesse in considerazione sia l’IN, la scuola, che l’OUT, le risorse che il territorio può offrire. Gli operatori che hanno partecipato a questo progetto hanno domandato ai ragazzi come avessero vissuto il lockdown e la DAD e ciò che è emerso è stata la sensazione di confusione. Se pensiamo alla traduzione del termine lockdown pensiamo a “confinamento”; confusione indica invece l’assenza di confini, il dissolversi delle barriere, un po’ il contrario del confinamento. L’alzarsi, il fare colazione, le docce interminabili, i vari “sbrigati che è tardi” sono tutte pratiche che danno un’organizzazione al tempo, danno dei confini. Quello del confinamento è invece stato un vivere che ha dissolto tali confini e che ha generato confusione. La confusione diventa poi panico nel momento in cui si trasforma nel sentimento dell’enormità, della totalità. Pensando in termini educativi, questa totalità che sentiamo schiacciarci è anche una totalità eco-sistemica: dobbiamo essere in relazione e tentare la relazione.

 

  1. Vecchie e nuove competenze digitali nell’anno 0 della DAD

In questo periodo tanti parlano male della DAD. Indubbiamente siamo in una situazione devastante: il futuro non sarà più quello di una volta, non saremo più quelli di prima, nel male e nel bene. Questo anno darà a noi adulti, ai nostri figli e ragazzi nuove competenze e abitudini che saranno da sfruttare. Dovremmo cercare di immagazzinare quante più esperienze possibili e trasformarle in competenze, nel senso di destrezza. Per questo motivo, questo anno in qualche misura è l’anno 0 della DAD. La DAD non è nata quest’anno ma il 2020 segna uno spartiacque: c’è un prima e un poi. Dobbiamo chiederci qual è la scuola che vogliamo, qual è il suo fine. Forse non vogliamo una scuola quantitativa, in cui i ragazzi si lamentano di avere tanti compiti. Forse dovremmo scegliere, nell’assegnare le consegne, qualcosa che non tenga ancora i ragazzi attaccati allo schermo. Dobbiamo immaginare una scuola che non trasloca dall’aula alla camera ma che crea e reinventa nuovi spazi, una scuola più aperta e inclusiva.

 

Discussione finale

genitore-figlioTutti noi abbiamo vissuto qualcosa di estremamente intenso e abbiamo l’impressione che ci saranno delle competenze che ci rimarranno. Ma se pensiamo, oltre alle competenze specifiche, anche a quelle che ci aiutano a vivere, a dare senso a quello che ci sta capitando, a capire come abbiamo affrontato questo periodo, quali competenze si possono sviluppare?

Bisogna reinventarsi, creare qualcosa di nuovo, un futuro che non sarà mai uguale a quello che immaginavamo o che ci potevamo aspettare. Abbiamo imparato a vivere situazioni in cui ci si sente impotenti e arrabbiati ma che ci han fatto toccare con mano condizioni che qualcuno vive cronicamente: diventare poveri, avere qualcuno che decida per noi, ammalarci, perdere delle persone senza poterle salutare. Tutto questo ci ha fatto sentire vulnerabili ma possiamo imparare a sviluppare delle risorse per poter stare in queste condizioni e affrontarle: imparare che si può sempre essere vulnerabili. Ascoltiamo i ragazzi, come ha fatto il progetto IN&OUT out, e camminiamo insieme a loro invece di cercare di trovare subito delle soluzioni. Come facciamo a costruire qualcosa che valorizzi questa esperienza affinché non diventi solo una povertà educativa? Dobbiamo attribuire un senso e un significato a questa situazione, elaborare, cercare insieme un senso per poter divenire padroni di ciò che ci accade.