Febbraio 2022


COVID 19 E SALUTE MENTALE

A cura di Rosa Gravagnuolo

Il 2020 può essere descritto come l’anno che più di tutti ha segnato le nostre vite. Con la pandemia e le diverse quarantene che si sono succedute nel corso dei mesi, le nostre abitudini sono dovute cambiare e, insieme a loro, anche la relazione con il benessere e la salute mentale. Le attività della vita quotidiana si sono ridotte allo spazio di casa o del luogo di lavoro e la vita sociale è stata necessariamente dovuta mettere in secondo piano per poter rispettare le nuove norme imposte dal Governo per arginare la diffusione del virus.

Il COVID-19 ha messo a dura prova tutti noi e, così, alla pandemia da coronavirus si è sovrapposta una nuova pandemia di disagio psicologico. Le persone tendono a sentirsi ansiose e in pericolo quando l’ambiente attorno a loro cambia. Gli studi hanno, infatti, riportato che il distanziamento sociale, l’isolamento, la quarantena, il passaggio di informazioni distorte (in particolare dai media) e le difficoltà sociali ed economiche sono stati tra i maggiori fattori che hanno contribuito all’aumento di sintomi psicopatologici (Ahorsu et al. 2020). Depressione e ansia, sentimenti di disperazione e mancanza di speranza per il futuro, paura e frustrazione possono essere descritti come i sintomi più comuni che si sono presentati durante la pandemia, ma nei casi più estremi, anche pensieri autolesivi o tentativi di suicidio (Bhuiyan et al., 2020).

Gli esiti del Covid-19 possono avere un impatto sul lungo termine e non devono essere considerati come un effetto negativo temporaneo o reversibile. Come evidenziato dalle ricerche del 2009 focalizzate sulla Sindrome Respiratoria acuta grave (SARS) e sulla Sindrome respiratoria merio-orientale (Merc-CoV), questo tipo di infezioni possono influenzare la salute delle persone anche a distanza di molti anni dal contagio (Lam et al., 2009; Mak, Chu, Pan, Yiu & Chan, 2009).

Per queste ragioni, Boden et al. (2021) hanno illustrato alcuni dei fattori di rischio da considerare quando si parla delle conseguenze della pandemia sulla salute mentale degli individui.

I fattori sociali incisivi della salute mentale e i fattori di rischio sociale, le caratteristiche socio-demografiche e la vulnerabilità clinica, oltre che i fattori di stress pandemico possono aumentare il rischio di esiti negativi per la salute mentale. Come rappresentato dalla freccia grigia, gli esiti della salute mentale possono persistere indefinitamente.

Secondo l’autore, la pandemia in realtà presenta un’opportunità senza precedenti per implementare modelli di intervento che possono aiutare le persone fornendo loro cure specifiche per i loro bisogni. La valutazione continua dell’implementazione degli interventi  e dell’efficacia di questi ultimi  sarà fondamentale per perfezionare i nostri sforzi per aumentare la portata delle risorse di intervento e per migliorare la nostra comprensione di come rispondere alle future pandemie. Ora è il momento di mobilitare le comunità e le popolazioni per mitigare una prossima pandemia di salute mentale negativa.

BIBLIOGRAFIA

Ahorsu, D. K., Lin, C. Y., Imani, V., Saffari, M., Griffiths, M. D., & Pakpour, A. H. (2020). The fear of COVID-19 scale: Development and initial validation. International Journal of Mental Health and Addiction

Bhuiyan, A. K. M. I., Sakib, N., Pakpour, A., Griffiths, M. D., & Mamun, M. A. (2020). COVID-19 related suicides in Bangladesh due to lockdown and economic factors: Case study evidence. International Journal of Mental Health and Addiction

Boden, M., Zimmerman, L., Azevedo, K. J., Ruzek, J. I., Gala, S., Magid, H. S. A., … & McLean, C. P. (2021). Addressing the mental health impact of COVID-19 through population health. Clinical psychology review, 102006.

Lam, M. H.-B., Wing, Y.-K., Yu, M. W.-M., Leung, C.-M., Ma, R. C., Kong, A. P., … Lam, S.- P. (2009). Mental morbidities and chronic fatigue in severe acute respiratory syndrome survivors: Long-term follow-up. Archives of Internal Medicine, 169(22), 2142–2147.

Mak, I. W. C., Chu, C. M., Pan, P. C., Yiu, M. G. C., & Chan, V. L. (2009). Long-term psychiatric morbidities among SARS survivors. General Hospital Psychiatry, 31, 318–326.

STRATEGIE DI PREVENZIONE ALLA VIOLENZA DI GENERE

A cura di Rosa Gravagnuolo

Oltre che essere un rischio per la salute fisica e psicologica, la violenza di genere è innanzitutto una pericolosa forma di discriminazione che si manifesta quando un uomo agisce violenza contro la donna in quanto donna. Se, poi, la violenza si manifesta all’interno di una coppia questo fenomeno prende il nome di Intimate Partner Violence (IPV).

La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani che danneggia la salute della donna e dei suoi figli, con costi elevati per la salute pubblica e per la società.

Nella relazione, la violenza è utilizzata come una strategia per affrontare i conflitti, soprattutto in quei rapporti dove l’ostilità è innescata da problemi economici, gelosia o trasgressioni da parte delle donne rispetto al proprio ruolo di genere. Povertà o patriarcato, alcol o aggressività; le cause della IPV sono complesse e di diversa natura, eppure due fattori sembrano essere necessari affinché l’IPV si manifesti: una posizione ineguale per la donna in una particolare relazione (e nella società) e la normalizzazione dell’uso della violenza nei conflitti (Jewkes, 2002). Infatti, i comportamenti aggressivi contro la donna sono particolarmente frequenti in quei contesti dove l’uso di violenza è accettato da parte della società, tanto più che in questi ambienti le sanzioni contro gli abusatori sono solitamente molto basse.

Per affrontare efficacemente questo fenomeno è necessario che il tema diventi un punto di primaria rilevanza per la salute pubblica. Le istituzioni dovrebbero fornire le informazioni e l’educazione necessaria a favorire una maggiore consapevolezza rispetto a questo tipo di violenza. A tal proposito, è possibile descrivere una serie di strategie di prevenzione dell’Intimate Partner Violence. In prima analisi, è importante comprendere che soltanto creando un clima di intolleranza dei confronti della violenza di genere è possibile arginare concretamente questo fenomeno. Le leggi contro ogni forma di abuso, aggressione e violenza dovrebbero essere riviste e rese più severe, in modo da salvaguardare al meglio la salute delle donne. È necessario, inoltre, lavorare sulla consapevolezza e la sensibilità dei social media, poiché ancora troppo frequentemente giornalisti e personaggi pubblici divulgano informazioni ambigue e confuse, che lasciano passare messaggi sbagliati rispetto a come interpretare e affrontare la violenza di genere. Ogni forma di accanimento contro la donna è inaccettabile, questo messaggio deve passare in modo chiaro e semplice in modo che qualsiasi donna possa sentirsi protetta, se non a casa propria almeno all’interno di un contesto sociale giusto. In tal senso, un’altra importante strategia preventiva riguarda l’importanza di implementare lo status delle donne nella società, aumentando le opportunità lavorative e formative per le donne, promuovendo la parità di genere e favorendo le leggi che facilitano l’accesso al divorzio per le donne. Un altro aspetto di particolare rilevanza ha a che fare con la ricerca. Finanziando i progetti di ricerca volti a collezionare dati epidemiologici della violenza e a sviluppare programmi di assessment e interventi specifici, sarà possibile giungere a una maggiore comprensione del fenomeno e a interventi mirati e efficaci volti a diminuire quanto più possibile i danni fisici e psicologici per chi ha subito violenza.

Riconoscendo che le donne non sono responsabili per gli abusi subiti e favorendo una politica decisa di intolleranza verso la violenza sarà possibile arginare efficacemente questo problema e migliorare le condizioni di salute fisiche e psicologiche per le donne e i loro figli che vivono situazioni rischiose come nell’Intimate Partner Violence.

BIBLIOGRAFIA

Jewkes, R. (2002). Intimate partner violence: causes and prevention. The lancet359(9315), 1423-1429.