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“BAMBOCCIONI”? IN BILICO TRA ADOLESCENZA ED ETA’ ADULTA

di Elena Chiara Fumi

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“Alla loro età lavoravo già e avevo una famiglia!” commentano alcune persone in riferimento alle nuove generazioni. Il ritratto che negli ultimi anni è stato fatto dei ventenni e dei trentenni non è particolarmente felice: giovani che vivono ancora con mamma e papà e che non sanno cosa significa essere adulti responsabili. In una trasmissione televisiva una ministra li aveva definiti addirittura choosy”, un termine inglese che indica in modo dispregiativo le persone schizzinose, in questo caso nei confronti delle opportunità lavorative che verrebbero loro offerte.

Consapevoli del fatto che le generalizzazioni siano spesso frutto di pregiudizio e semplificazione, cerchiamo di analizzare più nel dettaglio questa condizione, definita del “giovane-adulto”.

bamboccioniL’espressione “giovane adulto” è stata coniata per indicare coloro che vivono “schiacciati” tra due fasi del ciclo di vita consecutive ma distinte tra loro: l’adolescenza e l’età adulta. L’adolescenza rappresenta etimologicamente la crescita, lo sforzo che bisogna compiere per ricercare la propria identità seguendo un percorso di maturazione biologica, psichica e relazionale. Al contrario, l’adultità è rappresentata da coloro che hanno completato con successo il proprio iter evolutivo, raggiungendo una definizione chiara di sé. Il passaggio da una tappa evolutiva a quella successiva richiede ai soggetti di adempire a dei compiti di sviluppo ben definiti: uscire dal circuito formativo, inserirsi nel mondo del lavoro, raggiungere l’indipendenza abitativa, sposarsi o convivere, costruirsi una famiglia (Buzzi, Cavalli, De Lillo, 2007). Tuttavia, un’indagine dell’Istituto IARD, un network di ricerca sulla condizione e le politiche giovanili, ha dimostrato che i giovani d’oggi sono sempre più spesso incapaci di assolvere a questi compiti, restando imbrigliati in una condizione di dipendenza economica e abitativa dal proprio nucleo familiare, due aspetti ravvisabili soprattutto nei ventenni e trentenni del nostro Paese che, rispetto ai coetanei stranieri, preferiscono permanere in famiglia, godendo di tutte le comodità e ritardando le proprie responsabilità.
In effetti, a chi non piacerebbe tornare a casa e trovare un pasto caldo o le magliette stirate?!
E’ bene sottolineare che se da un lato si tratta di una scelta volontaria – frutto anche della nostra cultura tradizionalmente familiarista – dall’altro lato le gravi condizioni socio-economiche, così come l’inadeguatezza delle politiche di welfare, sono le cause più significative a cui fare riferimento (Schizzerotto, 2002).
Così, il giovane-adulto è colui che staziona a lungo nel circuito formativo, affiancando all’istruzione universitaria percorsi di specializzazione che alimentano il suo desiderio di fare esperienze differenti, di immaginarsi in mille ruoli sociali e che tuttavia posticipano il reale ingresso nel mondo del lavoro, sempre più liquido e incapace di garantire quel senso di sicurezza di reddito e di identità professionali rispetto al passato. Questo senso di precarietà si riflette anche nella sfera privata, come descritto da un fenomeno contemporaneo conosciuto come LAT -Living Apart Together-(Salerno, 2010). Secondo questa teoria molti innamorati, seppur desiderosi di continuare la propria relazione affettiva, non vogliono fare progetti di coppia futuri: il timore di legarsi definitivamente si traduce nella decisione di vivere in abitazioni differenti e di rimandare il giorno in cui diventeranno genitori. Altre volte, l’opportunità di condividere lo stesso tetto è resa possibile dalla propria famiglia che finanzia l’uscita di casa dei figli e contribuisce al loro sostentamento.

in-bilicoIn sintesi, l’incertezza che domina il futuro di questi giovani, il vuoto sociale che li accompagna e che viene colmato da una forma di “iper-protezione” familiare, sono tutti fattori che minano il processo di maturazione di questi soggetti, che preferiscono costruirsi identità intermedie e socialmente poco definite, in bilico tra il ruolo dell’adulto e quello dell’adolescente. L’obiettivo è sostenere questa generazione ad avere fiducia in se stessa e nel domani, aiutando ciascuno a diventare chi vuole realmente essere. Talvolta sarà necessario scendere a dei compromessi ma nessuno ha mai detto che crescere sia facile e la sfida è proprio questa: affrontare la paura e la confusione e fare delle proprie risorse e delle opportunità presenti nel mondo il proprio tesoro.
Quindi, cari “bamboccioni”, fatevi avanti…il futuro è vostro e può riservarvi grandi sorprese. 

 

Bibliografia:

Buzzi, A., Cavalli, A., & De Lillo, A. (2007). Giovani nel nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia. Bologna: Il Mulino.

Lancini, M., & Madeddu, F. (2014). Il giovane adulto: la terza nascita. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Malagoli Togliatti, M. & Lubrano Lavadera, A. (2002). Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia.Bologna: Il Mulino.

Schizzerotto, A. (2002). Viete ineguali. Disuguaglianze e corsi di vita nell’Italia contemporanea. Bologna: Il Mulino.

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/11/27/da-padoa-schioppa-a-fornero-da-bamboccioni-a-choosy-archivio-ansa_63fc0ec7-0308-421f-8623-2ea917a4ea93.html

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