Category: Arteterapia


Fiberart e Psicologia

FIBER ART E PSICOLOGIA

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Filare è un’attività antica, che ritroviamo nella storia dell’uomo e nei suoi miti, espressione delle dinamiche profonde della Psiche; nel mito è infatti possibile ritrovare la natura dell’uomo, le sue paure, i suoi complessi, ma anche le sue risorse e la tensione evolutiva che lo proietta verso una continua crescita che affonda le sue radici nel bisogno di consapevolezza.

Attraverso il linguaggio simbolico, il mito permette una comprensione intuitiva e per questo più immediata e per certi versi più profonda dei grandi temi dell’umanità; non è un caso che l’immagine del tessere sia in esso frequente. Dalla classicità sono giunte fino ai nostri giorni le divinità femminili, come le Parche o Moire, che presiedono al destino dell’uomo attraverso quest’arte: Cloto che fila lo “stame” della vita, Lachesi che lo avvolge sul fuso, stabilendo quanto del filo spetti ad ogni uomo e Atropo che ha l’ingrato compito di reciderlo, decretando il momento della morte. In questa sequenza di azioni scandite sono racchiusi il tempo della vita e l’ineluttabilità della morte.

penelope_600x398 Questa sequenza di azioni scandite determina un tempo ritualizzato  custode della memoria intesa nei suoi molteplici significati: non solo la  memoria di schemi di azioni, ma anche una memoria storica intrisa di  sentimento, come quella di Penelope che non voleva cedere all’oblio  dell’amato Ulisse. Il suo tessere una tela che poi la notte disfaceva,  stratagemma per rimanere fedele al suo sposo, è suggestivo di altri      significati. Il gesto del tessere e l’intreccio di trama e ordito  rimandano a  un principio ordinatore che entra in risonanza con il mondo interno di chi  esegue la tessitura, facilitando il cammino riflessivo che porta al riconoscimento e all’affermazione del Sé inteso come unione del mondo inconscio con quello cosciente. C.G. Jung sottolinea nelle sue opere l’importanza di questo processo, che chiama di Individuazione, il cui fine ultimo è il raggiungimento della consapevolezza e dell’accettazione di Sé, dei propri limiti e delle proprie risorse. Non è forse un caso che il tessere sia stato coltivato da mistiche e monache che accompagnavano alla meditazione questa attività, di cui è importante riconoscere il potere creativo e trasformativo, lo stesso che ritroviamo nella Fiber art.  Queste due attività all’apparenza così lontane tra loro attingono dunque alle stesse risorse umane – la capacità creativa e quella trasformativa – e condividono lo stesso obiettivo: il raggiungimento dell’armonia.  Le mani che toccano la materia grezza, la filano, la tessono, la intrecciano, la tingono, la tagliano, fino ad arrivare a un prodotto unico e irripetibile, non solo ripetono gesti che fanno parte della storia dell’uomo, ma rendono concreto un processo trasformativo in cui i diversi elementi si combinano in un tutto armonico. Questo processo può essere inteso come la proiezione delle dinamiche inconsce che portano all’affermazione della individuazione personale, caratterizzata dalla riunificazione in un’unità di tutti gli elementi psichici – consci e inconsci – che, sul piano pratico, su quello cognitivo e su quello affettivo, si erano in precedenza distinti ed erano considerati come contrari o estranei. “L’individuazione è dunque un allargamento della sfera della coscienza e della vita psichica cosciente, che permette all’individuo di emergere dalla collettività”.[1]

12795134_939874082793253_8510610597778197369_oL’intreccio dei fili, le loro diverse consistenze, le infinite forme che possono assumere, i colori e il loro mischiarsi che è all’origine di luci e di ombre danno vita a creazioni artistiche  in cui si intrecciano elementi culturali, personali e archetipici. Di fronte alla spinta creativa che spesso nasce come forza autonoma, l’individuo può reagire in due modi: controllandola entro canoni estetici condivisi, a cui aderisce per realizzare in modo intenzionale un determinato oggetto, oppure abbandonandosi ad essa e lasciando che questa agisca in modo autonomo attingendo a contenuti intrapsichici che trascendono la dimensione personale e che sono da ricondurre all’inconscio collettivo[2]. In questo l’artista dà vita a un’opera visionaria, impregnata di immagini e forme originali, di idee afferrabili solo intuitivamente attraverso un linguaggio simbolico. “L’essenza dell’opera d’arte, infatti, non consiste nell’essere carica di singolarità personali (quanto più questo avviene, tanto meno può parlarsi di arte), ma nel fatto d’innalzarsi al di sopra di ciò che è personale e di parlare con lo spirito e con il cuore al cuore dell’umanità. Ciò che è personale è limitazione, anzi vizio dell’arte”.[3]  L’opera artistica permette dunque di accedere a una realtà psichica più profonda, a uno spirito dell’umanità che consente di osservare la realtà, analizzarla ed elaborarla da prospettive nuove.

E’ dunque auspicabile che il Fiber artist si liberi dai vincoli imposti dalla razionalità e dal giudizio e permetta alle sensazioni che fibre e tessuti gli trasmettono di entrare in risonanza con gli aspetti più profondi della sua anima. Ovviamente, l’utilizzo della Fiber Art è possibile anche in ambito terapeutico con pazienti di varie età, infatti i molteplici modi in cui possono essere lavorate e utilizzate le fibre permettono, grazie al supporto dell’arte-terapeuta, non solo di sviluppare ed esprimere creatività, fantasia e le proprie emozioni, ma anche di migliorare i livelli di autoefficacia percepita e di autostima.

E’ auspicabile dunque che sia sempre più frequente la possibilità di costruire delle solide collaborazioni tra arteterapeuti e psicoterapeuti, tenuto conto delle molteplici implicazioni psicologiche presenti nell’espressività artistica; l’Associazione Psyché Onlus che ha da qualche mese iniziato a operare  sul territorio Lombardo crede a questa sinergia e si adopera affinché possa essere ampiamente condivisa.

Chiara A. Ripamonti

 

[1] Carl Gustav Jung,  Definitions in Psychological types, vol. Vi, pp. 448-450, §761-762

[2] Inconscio collettivo: è da intendersi come un contenitore psichico universale esso contiene gli archetipi.  Da un punto di vista epistemologico l’archetipo rappresenta un modello ipotetico  non evidenziabile, simile al concetto di “modello di comportamento” (pattern of behaviour) presente in biologia. Può anche essere inteso come una rappresentazione mentale primaria.

[3] Carl Gustav Jung,  Psicologia e poesia in Opere, vol. 10-I, Civiltà in transizione: Il periodo fra le due guerre Boringhieri, Torino, 1985, pp. 373-374

Pasticciamo???

Pasticciamo?

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Per alcuni bambini la sensazione dell’avere “le mani in pasta” è particolarmente gradevole e spesso ricercata… E non si tratta semplicemente di un tentativo, a volte un po’ goffo, di voler creare qualcosa “facendo un po’ di pastrocchi” . Invece, rappresenta spesso un modo per produrre e continuare esperienze di apprendimento e di crescita.

Pensiamo, ad esempio, alla plastilina.  Attraverso il movimento della pasta nelle mani c’è la possibilità di dar sfogo alle frustrazioni, alla rabbia; è come fare esperienza di una modulazione del proprio mondo emotivo attraverso il contatto con questo materiale malleabile. All’inizio può accadere che “non si sappia che fare” ma dopo aver reso “più morbida” la pasta, magari anche con l’aiuto delle “formine”, la maggior parte dei bambini crea dei veri e propri “disegni di pongo”, dando così una forma simbolica alle proprie fantasie, desideri, esperienze, creatività.

Possiamo pensare che ogni bambino possieda un “canale privilegiato” attraverso il quale può esprimere sé stesso e le proprie competenze: chi lo fa attraverso la musica o la danza, chi attraverso il disegno e chi modulando e dando forma a materiali ed ingredienti… E a tal proposito come non parlare dell’importanza, per alcuni bambini, di poter cucinare e, dulcis in fundo, impastare? I piatti più gettonati sono i dolci perché il fare un dolce è un po’ come fare una piccola magia. Tutti gli ingredienti separati si uniscono, si gonfiano, e si trasformano in una meravigliosa torta soffice e gustosa!

biscotti-bambiniAnche i biscotti o le pizzette possono essere di grande utilità e ispirazione: per i bambini il chiedere di poter tagliare la pasta in tutte le forme più fantasiose favorisce la possibilità di creare dei veri e propri personaggi (e perché no magari anche delle storie): i wurstel diventano gli occhi, i carciofini le orecchie, il naso un pomodoro è così via…

I bambini, svolgendo queste attività sperimentano l’arte del creare e plasmare con le proprie mani attraverso, comunque, la sicurezza dell’essere guidati e contenuti da mani esperte, quelle di mamma e papà. Il cibo, in questo senso, va ad inserirsi in un’esperienza ampia ed articolata, dove è possibile che metta in moto emozioni e pensieri, fantasie e memorie, oltre che processi legati alle aree percettivo-motorie, cognitive, sociali.

Eleonora Boni