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Disturbi post traumatici da stress. Come affrontarli.

Non si parla più del terremoto di Amatrice sulle prime pagine dei giornali; e, probabilmente, con la prima neve che imbiancherà le montagne e le rovine, ovattando il paesaggio, anche il ricordo di chi non ha vissuto questa tragedia andrà sfumando. Ma i boati delle pareti che crollano, le grida di chi è rimasto intrappolato dietro la porta di casa e lo strazio di chi è sopravvissuto a chi non ce l’ha fatta rimarranno nel cuore e nel corpo di chi è stato svegliato di soprassalto quella notte del 24 agosto.

Disturbo post traumatico da stress è il termine utilizzato dai professionisti della salute mentale per indicare l’espressione della sofferenza psichica di chi è stato vittima di un evento fortemente traumatico, che si esprime con una serie di criteri diagnostici elencati di seguito (secondo il DSM-5):

Terremoto-Amatrice-18-990x641- I ricordi intrusivi ricorrenti che emergono senza che ci sia la volontà della persona

– Sogni angoscianti ricorrenti

– Reazioni dissociative (per esempio flash back) in cui la persona ha delle sensazioni e si comporta  come se stesse rivivendo l’evento traumatico

– Intensa sofferenza psicologica in presenza di stimoli interni o esterni che ricordano l’evento vissuto

– Evitamento degli stimoli associati all’evento per esempio ricordi spiacevoli, pensieri, luoghi, persone, attività

– Alterazioni negative di pensieri ed emozioni associati all’evento, per esempio incapacità di ricordare aspetti  importanti associati all’evento, convinzioni e aspettative esagerate e distorte (la natura è matrigna, nessun luogo è sicuro); vivere in costante stato di allerta, paura, rabbia..; ridotto interesse e partecipazione in attività che un tempo si amava fare; distacco ed estraneamento verso gli altri; incapacità persistente di provare emozioni positive.

– Alterazioni nell’attivazione psichica (arousal) e della reattività per esempio comportamento irritabile ed esplosioni di rabbia di fronte a piccole o a nessuna provocazione; comportamento spericolato o autodistruttivo, ipervigilanza, risposte esagerate di allarme, problemi di concentrazione e problemi del sonno

E’ come se il tempo si fosse fermato a quella notte intrappolando la mente e il corpo di chi l’ha subita non permettendogli di tornare a una condizione di normalità. La quotidianità perde di significato ma soprattutto diventa difficile proiettarsi nel futuro progettando la propria vita.

Questa condizione può essere superata ma per farlo bisogna riconoscere la propria sofferenza e chiedere aiuto a uno psicoterapeuta o a uno psichiatra!

I sintomi che abbiamo elencato riguardano anche i bambini. E’ sbagliato credere che essendo piccoli non si siano resi conto della tragedia e abbiano vissuto il terremoto e le giornate a seguire come un’avventura. Anche i vostri bambini hanno bisogno di essere aiutati a rielaborare questo trauma e a trovare dentro sé stessi le risorse per ritrovare la serenità.

L’unità di ricerca sulla resilienza afferente al dipartimento di psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e diretta dalla Prof.ssa Cristina Castelli organizza interventi formativi di sostegno psico-educativo a seguito di calamità naturali.

Il team costituito da docenti dell’ateneo, psicologi ed educatori interviene direttamente sul territorio per promuovere processi di resilienza che consentano agli utenti di elaborare l’esperienza traumatica vissuta e uscirne vincitori. Le loro azioni sono rivolte a minori delle scuole primarie e secondarie, ai loro genitori, insegnanti e altre figure educative deputate alla loro presa in carico.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito https://resilienzarires.wordpress.com o contattare l’indirizzo email riresinfo@gmail.com

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