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IDENTITÀ FA RIMA CON LIBERTÀ?

 

di Gaia Giulia Angela Sacco e  Ludovica Modena

bandiera

 

Giugno è il Pride Month, cioè il mese dell’orgoglio LGBTQ+, e il 26 giugno 2021 è stata celebrata in tutta Italia la giornata del Pride, coronamento di un intero mese di incontri, progetti ed eventi legati al tema. Queste iniziative sono dedicate a tutti coloro che, non riconoscendosi nelle tradizionali definizioni di donna o uomo eterosessuale, rientrano nelle categorie definite dall’acronimo LGBTQ+ tra cui, ma non solo, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer. Quest’anno, in particolare, le manifestazioni sono state sentite e numerose anche a causa delle grandi difficoltà che il DDL Zan, dopo l’approvazione alla Camera avvenuta a novembre 2020, sta affrontando per essere approvato al Senato. Il DDL Zan, infatti, si riallaccia alla legge Mancino contro i reati di razzismo, estendendo le pene anche a chi istiga alla violenza omofobica, e prevende una parte che mira a diffondere una cultura della tolleranza. Si vorrebbe infatti istituire una data italiana, 17 maggio, come “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”. Spesso si sente parlare di identità sessuale ma, purtroppo, ancora ad oggi ben poche persone hanno chiaro il significato e la complessità che questo termine porta con sé.

L’identità sessuale è un costrutto multidimensionale e se ne distinguono diverse componenti:

  • Sesso biologico – è la conformazione sul piano biologico del corpo per come è definita sia in base alle caratteristiche fenotipiche, che contraddistinguono la funzione riproduttiva degli individui, sia in base alle caratteristiche genotipiche. Determina l’appartenenza al sesso maschile (XY), femminile (XX) o a altre varianti dello sviluppo sessuale. 
  • Identità di genere – secondo Batini è “la relazione che un individuo ha con il proprio essere biologico, ovvero a come l’individuo si sente e si percepisce rispetto al proprio sesso biologico, adeguato o inadeguato”. Corrisponde al genere con cui la persona si identifica primariamente e, solitamente, si stabilisce entro il terzo anno di vita. 
  • Ruolo di genere – esprime l’insieme di aspettative e ruoli sociali che definiscono come gli uomini e le donne devono essere, quali caratteristiche esteriori devono presentare e come si devono comportare in una determinata cultura e in uno specifico periodo storico. 
  • Orientamento sessuale – è la tendenza stabile a sentirsi attratto dal punto di vista affettivo-emozionale, sentimentale e sessuale verso uno o più sessi. L’orientamento sessuale non può essere scelto: è una predisposizione strutturale.

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A questi si può poi aggiungere anche l’identità di orientamento sessuale che è la definizione che viene data del proprio orientamento sessuale, che però ha implicazioni a livello di interazioni sociali e, contrariamente all’orientamento sessuale, è in continua evoluzione poiché dipende dal contesto, dalle relazioni e da quanto si impara su se stessi.

L’identità sessuale è l’identità complessiva di una persona, l’insieme dei piani, delle dimensioni e degli aspetti con cui la persona si identifica, viene identificata e si fa identificare dagli altri, è una realtà in continua evoluzione.

È assolutamente centrale, quindi, non fare confusione tra sesso biologico e genere e tra genere/identità di genere e orientamento sessuale.

È evidente come l’essere umano tenda a ragionare per dicotomie (es. giusto/sbagliato, alto/basso, magro/grasso) ma è importante sottolineare che questo non fornisce informazioni in merito alla complessità dell’esperienza soggettiva e che, spesso se non sempre, accanto alla regola binaria si trovano le eccezioni che non la confermano. Questo vale anche per l’identità di genere. È quindi importante fare chiarezza su termini usati nel quotidiano:

  • Cis-gender: donne e uomini che si riconoscono nel genere corrispondente al loro sesso biologico. 
  • Transgender – “Attraverso i generi”: donne e uomini che si riconoscono nel genere opposto al loro sesso biologico o in un genere intermedio, tra il maschile e il femminile. 
  • Transessuale: persone transgender che si sono sottoposte o si stanno sottoponendo a un’operazione di transizione da un sesso all’altro. Nel caso di una persona che ha un’identità di genere maschile ma genere femminile si parlerà di FtM (Female to Male) mentre, in caso contrario, si parlerà di MtF (Male to Female). 
  • Crossdresser: persona a cui piace vestirsi con abiti e accessori che caratterizzano l’opposto ruolo di genere. 
  • Drag queen: uomo che per ragioni di spettacolo assume un’identità femminile.

  • Drag king: donna che per ragioni di spettacolo assume un’identità maschile.

Per quanto riguarda le identità di genere presentate fino a questo momento, inoltre, è importante ricordare che non sono connesse all’orientamento sessuale, che potrebbe essere eterosessuale, omosessuale o bisessuale.

Esistono poi delle persone che hanno un’identità di genere non binaria, cioè che non si riconoscono e non riconoscono la costruzione binaria del genere:

  • Gender queer: persone che si oppongono agli stereotipi sui generi e che ritengono di possedere ed essere meglio descritti da un insieme specifico di caratteristiche, associate al genere femminile o maschile. 
  • Gender fluid: persone che, in base al momento, si riconoscono nel genere femminile o maschile. 
  • Gender questioning: persone che stanno ancora scoprendo la propria identità di genere. 
  • A-gender: coloro che si rifiutano di identificarsi in un genere.

 

È chiaro, data la vastità del panorama legato all’identità di genere, che ci siano numerose sfide da affrontare. Una di queste è fare chiarezza in merito alle differenze tra questi termini ma non si deve dimenticare, tra le altre, le sfide relative alla lingua e alla grammatica. La lingua italiana pone una sfida particolare perché i nomi e gli aggettivi si declinano in modo diverso in base al genere grammaticale. Inoltre, i verbi si coniugano in modo diverso per ogni persona e questo rende più complesso utilizzare il termine “essi” (in inglese “they”) che spesso è preferito al “lei” o “lui”. Esistono alcune realtà particolarmente inclusive e attente, come ad esempio San Francisco, dove le persone possono addirittura chiedere con quale pronome si preferisce essere chiamati, a prescindere dal proprio aspetto. In Italia, ad oggi, non c’è una proposta comune su come si potrebbe affrontare nel concreto il problema grammaticale. Sono stati fatti alcuni tentativi in questa direzione, ad esempio usando in fondo agli aggettivi segni come l’asterisco, la X o la @ al posto delle lettere“a/e”ed“o/i”. Nella lingua parlata, poi, è stato proposto di usare la “u” come vocale finale o la “ə” che, a livello fonetico, è presente in diversi dialetti italiani. A prescindere da quello che si riuscirà o meno a fare a livello linguistico e grammaticale, sarebbe però importante scegliere il giusto pronome con cui rivolgersi alle persone transgender: se l’identità di genere di una persona è femminile ci si deve rivolgere a lei come donna, mentre se è maschile ci si deve rivolgere a lui come uomo. Inoltre, buona norma sarebbe chiedere qual è la preferenza individuale.

BIBLIOGRAFIA:  

American Psychological Association (2009). Report from the APA Task Force on Appropriate Therapeutic Response to Sexual Orientation. Washington, DC.

Connell, R. (2009). Gender, 2nd edition. Traduzione italianaQuestioni di genere. Bologna: Il Mulino.

Cos’è l’identità di genere, spiegato bene. 5 luglio 2017. Articolo pubblicato su: “Il Post”. https://www.ilpost.it/2017/07/05/identita-di-genere/.

Di Ceglie, D., Freedman D. (a cura di) (1998). A Stranger in My Own Body: Atypical Gender Identity Development and Mental Health.London: Karnac Books

Ferrari, F., Ragaglia, E. M., &Rigliano, P. (2015). Il “genere”. Una guida orientativa. http://www.sipsis.it/wpcontent/uploads/2015/10/IL_GENERE_UNA_GUIDA_ORIENTATIVA_def3.pdf.

Stoller, R.J. (1985). Presentations of Gender. London: Yale University Press.

Stoller, R. (1968). Sex and gender. New York: Science House.

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