Blog


LA MORTE AI TEMPI DEL COVID-19

di Elisabetta Piola

238.499 e 34.634. Cosa rappresentano questi numeri? Persone. Essi indicano, rispettivamente, il totale delle persone che sono risultate positive al coronavirus ed il numero di coloro che sono deceduti a causa di esso in Italia (Ministero della Salute, dati aggiornati al 21 Giugno 2020).  

covid19

Sono trascorsi ormai tre mesi complessi e lunghi da quando l’OMS ha dichiarato la situazione attuale provocata dal coronavirus una pandemia (Word Health Organization, 11 Marzo 2020), e quasi altrettanto tempo dal momento in cui il governo italiano ha imposto le norme di isolamento e distanziamento sociale al fine di limitare l’impatto del Covid-19, ponendo un freno alla terribile curva dei contagi.

Siamo dunque stati costretti, per poter contenere la situazione emergenziale, a restare in casa, in regime di quarantena, siamo stati a lungo distanti da molti dei nostri affetti più cari e abbiamo dovuto rinunciare a molti dei nostri hobby, alla scuola e qualcuno, purtroppo, anche al lavoro.

Queste misure altamente limitative sono però risultate efficaci e ci stanno permettendo, gradualmente e cautamente, di ritornare alle nostre abitudini.

Ma quali sono i vissuti che abbiamo condiviso maggiormente in questa situazione? Sicuramente stress, tristezza, senso di incertezza, di solitudine, frustrazione, senso di colpa, ansia, e PAURA (Brooks, Webster, Smith, Woodland, Wessely, Greenberg, Rubin, 2020).

Una paura che certamente ha accomunato molti di noi è la PAURA DELLA MORTE.

 

PER SAPERNE DI PIÙ’ CONTINUA A LEGGERE

 

Tale paura può essere per la propria incolumità, così come per quella di coloro che ci stanno a cuore. La paura della morte è una delle maggiori paure dell’uomo e in questa situazione in cui il tasso di mortalità è cresciuto notevolmente, in cui la morte non avviene più nelle modalità alle quali siamo abituati e in cui essa ha una fortissima risonanza mediatica, diviene ancora più intensa!

Negli anni si è assistito a un progressivo allontanamento dalla morte, che ha condotto a concepirla non più come parte integrante della vita, ma in posizione antitetica ad essa.

Tale presa di distanza è testimoniata dal fatto che non si muore più nella propria casa.

Per quanto l’ospedale garantisca fino alla fine tutte le cure mediche delle quali il malato necessita, esso non costituisce per lui un luogo familiare dove ci si sente comunque protetti.

La morte in ospedale di un proprio caro rende più difficile l’accettazione della perdita e l’elaborazione del lutto, soprattutto da parte dei più piccoli.

Secondo la psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross, dalla diagnosi al momento della morte il malato attraversa 5 fasi: negazione, collera, venire a patti, depressione e accettazione.

Quando negare non è più possibile si avvicina la consapevolezza della morte, che può portare a vissuti depressivi reattivi, per i quali sono d’enorme aiuto la presenza, l’attenzione e l’affetto di operatori e familiari. La vicinanza affettiva al malato nella fase terminale, quando la depressione diviene preparatoria alla morte, è necessaria e benefica (Kübler-Ross, 1969)!

Il tempo per prepararsi alla morte è breve in caso di covid, dal momento della diagnosi al decesso passano più o meno 11 giorni (come riportato dal sito EpiCentro, ISS), e sicuramente l’isolamento forzato aumenta nel malato i livelli di distress. Ma anche per i familiari è stata una esperienza particolarmente drammatica.

Infatti, per l’elevato rischio di contagio, non hanno avuto la possibilità di fare visita al proprio caro, di condividere con lui i suoi ultimi momenti, di trasmettergli il proprio affetto con una carezza o di rassicurarlo con uno sguardo, piccoli gesti che hanno un potenziale effetto benefico, se non addirittura curativo (Ripamonti, 2015).

Tuttavia, in questo periodo più che mai, è accorsa in nostro aiuto la tecnologia! tabletSmartphone, tablet, computer ci hanno consentito di mantenere una forma di vicinanza e di comunicazione (Ingravallo, 2020), sebbene virtuale: ci hanno permesso di condividere almeno parole e sguardi che, anche se filtrati attraverso uno schermo, ci hanno consentito di fargli percepire la nostra vicinanza affettiva.

Anche molti operatori sanitari, sebbene stanchi, stressati e frustrati a causa dell’impegno incessante nella cura dei sempre più numerosi pazienti e a causa delle perdite che essi stessi hanno subito, sono riusciti a mantenere la disponibilità affettiva e la capacità d’ascolto di cui i malati hanno un grande bisogno, rendendosi in alcuni casi addirittura disponibili ad offrire loro i propri telefoni (Mondo, 2020), così da garantire la possibilità di condividere con i propri affetti le ultime fasi della vita.

Ci sono state anche alcune associazioni che hanno generosamente donato smartphone e tablet a degli ospedali per consentire ai malati di mantenere i contatti con familiari e amici (Insalaco, 2020)!

A complicare l’elaborazione del lutto durante questa pandemia è stata anche l’impossibilità di celebrare il rito funebre nella modalità canonica.

bara

In Italia, i funerali sono stati proibiti o ne è stata limitata la partecipazione ai soli familiari più stretti e i cimiteri sono stati chiusi (Ingravallo, 2020). La mancanza o la posticipazione del rito funebre lascia un vuoto, tiene sospeso il nostro dolore rendendo difficile l’accettazione della morte.

Le credenze e le pratiche religiose, così come un atteggiamento spirituale verso la vita offrono un grande aiuto nell’affrontare morte e malattia: riducono i livelli di depressione, migliorano la capacità di affrontare il distress e contribuiscono a dare un senso all’accaduto (Vallurupalli et al., 2012; Ripamonti, 2015). Il funerale costituisce un rituale collettivo che facilita la condivisione del dolore, fornendoci un sollievo, sebbene parziale e temporaneo, che ci dà la possibilità di dire addio al defunto (Hernández e Berman, 2020). Anche a livello neurofisiologico, essere a contatto con amici o altri partecipanti al lutto ci aiuta ad affrontare la situazione, favorendo la produzione di ormoni del benessere come l’ossitocina, la dopamina e la serotonina (Camplone, 2020).

Il dolore per una perdita è un dolore complesso (Verma e Neimeyer, 2020), che coinvolge sentimenti diversi che si alternano o sovrappongono. Un sentimento che emerge in modo particolare in questo periodo è il senso di colpa, legato alla sensazione di aver abbandonato il malato.

In realtà, sebbene le circostanze ci abbiano costretto a rimanere fisicamente distanti dal nostro caro in ospedale, ogni volta che gli abbiamo dedicato un pensiero, ogni occasione in cui abbiamo ardentemente desiderato fargli visita e ogni volta che gli abbiamo fatto una telefonata o una videochiamata abbiamo dato dimostrazione a noi stessi e a lui di essergli estremamente vicini, forse più di quanto non siamo mai stati, dal punto di vista affettivo. Non si è trattato di un abbandono, ma di un affidamento utile e necessario (Papitto, 2020).

Anche in questo caso, l’amore per i nostri cari, la grande generosità di alcuni estranei e la tecnologia ci hanno permesso di trovare un modo per dare dire addio nonostante le limitazioni e gli impedimenti, ricorrendo in alcuni casi a funerali in videoconferenza!

Credo che in questa situazione siamo stati in grado di far emergere un prezioso bagaglio di risorse personali cui possiamo e dobbiamo attingere per riuscire ad accettare la perdita dei nostri cari.

Ciò che è importante riuscire a fare – da soli o con l’aiuto di chi ci è vicino, con il supporto di spiritualità e religione, e, ove necessario, con l’aiuto di professionisti della salute mentale – è DARE UN SENSO a quanto accaduto; dare un senso a queste tragiche perdite e al dolore che esse comportano, dare un senso alle svariate emozioni che proviamo, accettando infine la morte, quale parte integrante della vita.

 

Bibliografia:

Brooks, S. K.; Webster, R., K.; Smith, L. E.; Woodland, L.; Wessely, S.; Greenberg, N. e Rubin, G. J. (2020). The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence. The Lancet, 395: 912-920.

Kübler-Ross, E. (1969). On Death and Dying. New York: Scribner

Ripamonti, C. A. (2015). Manuale di psicologia della salute. Bologna: Il Mulino

Vallurupalli, M.; Lauderdale, K.; Balboni, M. J.; Phelps, A. C.; Block, S. D.; Ng, A. K.; Kachnic, L. A.; Vanderweele, T. J. e Balboni, A. (2012). The Role of Spirituality and Religious Coping in the Quality of Life of Patients With Advanced Cancer Receiving Palliative Radiation Therapy. The Journal of supportive oncology, 10(2): 81-7

Verma, N. e Neimeyer, R. A. (2020). Grief and Growth. AI Practitioner, 22:2

Sitografia:

Camplone, S. “La Pandemia da Coronavirus e le diverse forme di perdita”. AssoCareNews, 25 Maggio 2020. https://www.assocarenews.it/professioni-sanitarie/psicologi/psicologia-relazionale/la-pandemia-da-coronavirus-e-le-diverse-forme-di-perdita

Hernández, A. R.; Berman, M. “Grief amid the pandemic: Live-streamed funerals, canceled services and mourning left ‘unfinished’”. The Washington Post, 23 Marzo, 2020. https://www.washingtonpost.com/national/grief-amid-the-pandemic-live-streamed-funerals-canceled-services-and-mourning-left-unfinished/2020/03/23/9201e996-6bdf-11ea-abef-020f086a3fab_story.html

Ingravallo, F. “Death in the era of the COVID-19 pandemic”. The Lancet, 2 Aprile 2020. https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(20)30079-7/fulltext

Insalaco, C. “Coronavirus, cellulari ‘solidali’ agli ospedali per mettere in comunicazione i pazienti con i loro familiari”. La Stampa, 17 Aprile 2020. https://www.lastampa.it/torino/2020/04/17/news/coronavirus-cellulari-solidali-agli-ospedali-per-mettere-in-comunicazione-i-pazienti-con-i-loro-familiari-1.38729502

Mondo, A. “Coronavirus, una videochiamata con il cellulare dei medici per mettere in contatto ricoverati e famiglie”. La Stampa, 26 Marzo 2020. https://www.lastampa.it/torino/2020/03/26/news/coronavirus-una-videochiamata-con-il-cellulare-dei-medici-per-mettere-in-contatto-ricoverati-e-famiglie-1.38640414

Papitto, F. “Videochiamata in giardino o sul sedile dell’auto, la psicoterapia al tempo del Covid”. La Repubblica, 26 Maggio 2020. https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/05/26/news/se_lo_psicologo_va_in_quarantena_la_distanza_si_riduce-257657455/

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?area=nuovoCoronavirus&id=5351&lingua=italiano&menu=vuoto

http://www.euro.who.int/en/health-topics/health-emergencies/coronavirus-covid-19/news/news/2020/3/who-announces-covid-19-outbreak-a-pandemic

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia

 

Comments ( 0 )

    Leave A Comment

    Your email address will not be published. Required fields are marked *