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Noi costruttori di realtà

“L’illusione più pericolosa è quella che esiste soltanto un’unica realtà.” 

PAUL WATZLAWICK

   

263344-1“Questa non è una pipa”.

Così recita la frase lasciata dall’artista.

Ma allora che cos’è?

Eppure sembra proprio una pipa. Linee, forma, colore… tutto fa pensare  che sia    una pipa!

Forse c’è un’illusione ottica, guardandola da una prospettiva diversa si vede qualcos’altro. Provo a girare l’immagine…

Niente, vedo sempre una pipa.

Magari il trabocchetto è nelle parole, ma la frase è talmente semplice che non può essere.

Dove sta allora l’inganno? Perché una pipa non è una pipa?!

Renè Magritte, l’autore dell’opera, ci svela così l’arcano:

fkqq00 “Chi oserebbe pretendere che l’immagine di una pipa è una pipa? Chi potrebbe  fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi, non è una pipa.”

 Effettivamente ha proprio ragione: lui non sta negando la realtà, nega che la  rappresentazione di un oggetto corrisponda all’oggetto reale.

 Sin dal primo respiro, dal primo sguardo, dal primo suono siamo stati inondati dalla  miriade di stimoli che l’ambiente ci offre. Addirittura alcuni affermano che già nel g  grembo materno i nostri sensi erano attivi e funzionanti. Ciò ci ha permesso e ci  permette di assimilare informazioni di natura uditiva, visiva, olfattiva, gustativa,  tattile sulla realtà che ci circonda. Durante il percorso di elaborazione nel nostro  cervello, queste “immagini sensoriali” si integrano perdendo sempre di più il loro  grado di specificità e separatezza e acquisendo delle nuove proprietà  sovracategoriali  e multidimensionali.

Prendiamo ad esempio la pipa (questa volta proprio l’oggetto pipa). La vedo, nei suoi colori e nelle sue fattezze, posso annusare l’odore di tabacco che si sprigiona dal suo fornello. Prendendola in mano posso sentire sotto i polpastrelli la testura del cannello e portando le labbra al bocchino assaporare il gusto che rilascia. Dopo tale esperienza, nel momento in cui una persona nominerà anche solo la parola “pipa”, sarò in grado di riportare alla mente la fotografia che ho ricavato dal mio primo incontro con quell’oggetto. È venuta così a costituirsi in me la rappresentazione della pipa. Nel corso della mia vita tale rappresentazione potrà essere aggiornata e arricchita, poiché potrei vedere altre pipe, oppure perché ad essa assocerò particolari significati.

Quanto descritto per un semplice oggetto avviene costantemente e inconsapevolmente in ogni momento per ogni esperienza che facciamo del mondo: per le persone che incontriamo, per le relazioni che con esse instauriamo, per le situazioni in cui ci troviamo. Arricchiamo le nostre rappresentazioni di tutte le emozioni e i pensieri che ci suscitano. In pratica, proprio come Magritte ha dipinto la sua pipa, ogni giorno “dipingiamo” dentro di noi ciò che viviamo.

come-dipingere-un-paesaggio-sulla-stoffa_96a630315541e85b6f71d1b53079ffb6Da questa prospettiva è più semplice comprendere quindi come ognuno di noi, scegliendo tra una varietà infinita di tinte e una gamma spropositata di tecniche, possa realizzare un quadro diverso da quello di tutti gli altri sebbene il soggetto sia lo stesso.

Nonostante due persone possano condividere la stessa percezione della realtà, il modo in cui essa verrà rappresentata nella loro mente sarà differente, poiché dipenderà dalla loro storia personale, dalla  loro stato psicologico del momento, dalle credenze pregresse relative a quell’avvenimento, dal loro personale stile utilizzato per conoscere il mondo.

Perché è importante sapere ciò?

Secondo l’approccio teorico denominato “Costruttivismo”, rendersi consapevoli del fatto che esistono tante rappresentazioni diverse quante sono le persone a questo mondo, ci permette di essere attivi protagonisti nella costruzione della nostra realtà.

Infatti possiamo comprendere come gli altri possano avere un punto di vista diverso dal nostro perché hanno un proprio vissuto soggettivo, oppure che ci possano essere delle incomprensioni perché abbiamo modi differenti di leggere gli eventi. Può aiutare a rivalutare un evento passato considerato negativo perché in quel momento i colori della tavolozza disponibili erano solo sfumature di grigio, perché le emozioni e i pensieri erano per lo più pessimistici.

La questione è comprendere che, a partire da una percezione comune del mondo, la ricchezza di ognuno sta nel suo personalissimo modo di dipingerlo, nel particolare significato che ha per lui e solo per lui.  Certo, a volte, riguardando il nostro quadro, ci accorgiamo che non ci piace , che abbiamo tralasciato dei particolari, che ci sono degli errori, che gli altri potranno non apprezzarlo, ma non dimentichiamoci che, essendo noi gli autori, abbiamo sempre la possibilità di poterlo cambiare.

Serena Carpo

 

SE VUOI SAPERNE DI PIU’

Il Costruttivismo

Se sia possibile conoscere oggettivamente la realtà così come essa è e non come appare è una delle questioni che per lungo tempo ha tenuto occupati filosofi ed epistemologi. Secondo l’approccio costruttivista, il punto di vista da cui  l’uomo osserva il mondo è influenzato dalla sua soggettività, ovvero, ciò che viene osservato non può prescindere dalla natura di chi osserva.

In psicologia, in particolare, questa posizione è stata sostenuta a partire dagli anni ’50 da George Kelly che nella sua opera <<Psicologia dei costrutti personali>> (resa nota negli Stati Uniti nel 1955) propone la metafora secondo cui “l’uomo sta alla sua mente come lo scienziato sta alla propria teoria”.  Con ciò egli intende affermare che la conoscenza che l’uomo ha del mondo non è una semplice registrazione delle informazioni raccolte, ma un vero e proprio atto costruttivo ed interpretativo. Ciascuno conosce la realtà non per quella che è, ma per il significato che le attribuisce. In quest’ottica assumono grande importanza le differenze individuali che caratterizzano la storia personale di ognuno.

Jerome Bruner (1990), un altro importante autore, afferma che attribuire un significato a un evento è sempre un atto emotivo, che esso non è conoscibile a priori e che la sua razionalità è narrabile solo a posteriori.

Nella clinica la teoria costruttivista spiega l’insorgere della sofferenza nelle persone con la formazione di pensieri negativi di vario tipo. Essi sono tali poiché è l’individuo stesso ad avere attribuito loro quel significato.  Un evento risulta essere avverso in quanto è il soggetto, per il suo personale modo di vedere le cose, che lo percepisce come avverso.

Questa particolare modalità di funzionamento è stata associata, ad esempio, a stati depressivi in cui attività di pensiero come la ruminazione e il pensiero previsionale  divengono sempre più intrusivi e maladattivi.

Essendo quindi la realtà costruita sulla base della propria soggettività, nel momento in cui tale visione non risulti ottimale, è possibile modificarla elaborando nuove soluzioni e nuove modalità esistenziali, affettive e cognitive.

Questa teoria è stata accolta all’interno delle psicoterapie cognitiviste che, in generale, si pongono l’obiettivo di identificare i principali pensieri disfunzionali dell’individuo, renderlo consapevole della loro presenza e pregnanza, confutarli e sostituirli con pensieri più adeguati.

Ad esempio, uno studente può percepire un esame come un evento ostile poiché genera in lui emozioni come ansia e paura e pensieri di inadeguatezza o inferiorità. Il terapeuta potrebbe aiutare il ragazzo ponendo la sua attenzione sul fatto che, quando non si fa travolgere dalle emozioni e dai pensieri negativi, può raggiungere risultati soddisfacenti. Quindi una strategia efficace per affrontare l’esame potrebbe essere quella di pensarsi come una persona competente nello svolgere i propri compiti o pensare che, eventualmente se l’esame dovesse andare male potrà ripeterlo l’appello successivo.

A partire dall’assunto costruttivista, il lavoro del terapeuta sta quindi nel sostenere ed aiutare il paziente a individuare il proprio stile conoscitivo, con i relativi pensieri disfunzionali, e nell’incoraggiarlo nella costruzione di punti di vista alternativi che possano fornirgli una visione più positiva di sé e della realtà.

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