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SCUOLA E PANDEMIA: CONTINUA LA SFIDA PER I DOCENTI

di Elisabetta Piola

La scuola è sicurainiziomente al centro dei dibattiti dell’ultimo periodo. L’anno scolastico è iniziato in presenza, ma ha subito ben presto una battuta d’arresto a causa del nuovo pericoloso aumento dei contagi. Lo scontro fra chi condanna la decisione del governo di chiudere la maggior parte delle scuole e chi invece sostiene l’adeguatezza e la necessità di tale scelta è particolarmente acceso, come chiaramente dimostrano i numerosi articoli che inondano il web. Già a settembre, nonostante le indicazioni fornite dal Ministero dell’Istruzione, gli interrogativi, i timori e le paure del personale scolastico e delle famiglie erano molteplici: ci saranno spazi sufficienti a garantire il distanziamento? Come saranno regolati gli ingressi scaglionati? Le famiglie seguiranno l’indicazione di rilevare quotidianamente la temperatura corporea dei figli? Quanto spazio sarà effettivamente dedicato alla DaD? Domande che tornano a risuonare ancora oggi.

Alla luce degli accadimenti degli ultimi mesi dobbiamo riconoscere la ragionevolezza di molte di queste preoccupazioni, ma è essenziale impedire a incertezza, paura e sconforto di prendere il sopravvento su di noi, per poter raccogliere la lucidità e le risorse necessarie ad affrontare di nuovo con successo la difficile situazione nella quale ci troviamo.

Mi è capitato di rileggere un articolo pubblicato su L’Espresso circa un anno fa in cui viene raccontata la difficile esperienza da insegnante potenziato di Ottavia Nicolini, che mi ha fatto ripensare all’attuale situazione. Nell’articolo viene raccontato come la docente, rientrata a Roma dopo oltre un decennio in cui ha insegnato etica in una scuola di Francoforte, sia tornata in Italia a lavorare in un istituto tecnico delle periferie di Roma, nel ruolo, appunto, di “potenziato”.

Ma cosa significa, esattamente, essere “insegnante potenziato”?

In linea teorica, un potenziato è parte integrante dell’organico di una scuola grazie alle sue competenze, in grado di potenziarne l’offerta formativa; di fatto, come afferma Nicolini, il suo è un ruolo dai confini indefiniti, senza una classe, né un programma da insegnare, che si sovrappone spesso a quello di supplente. Se vogliamo utilizzare le parole dai ragazzi dell’istituto, Nicolini è “l’insegnante del Gnente”. Ben presto la docente riconosce quello del “Gnente” come un tema di fondo per le classi dell’istituto, restii a impegnarsi in qualsivoglia attività, tantomeno nelle proposte al di fuori dell’attività scolastica, forse anche a fronte di una reale difficoltà nel farlo, riconducibile a un fisiologico bisogno di limiti e direzioni concrete entro cui circoscrivere e verso cui orientare il proprio comportamento.

È un’impresa difficile per Nicolini, conscia dell’opinione che questi studenti hanno di lei e del suo ruolo, quella di instaurare una relazione con loro, un’impresa che la spaventa, ma alla quale sceglie di non rinunciare. Sono state proprio la sua forte motivazione e la sua tenacia a catturare la mia attenzione e a suscitare la mia ammirazione. Nicolini, infatti, è riuscita a realizzare infine il suo obiettivo, coinvolgendo la “classe del gnente” in alcune attività di gruppo, grazie alle quali la loro vitalità, le loro risorse, la loro creatività hanno trovato una strada per esprimersi in tutta la loro intensità; racconta, con soddisfazione di essere anche riuscita a insegnar loro “L’infinito” di Leopardi. In conclusione, la docente dice qualcosa che deve farci riflettere: difficilmente si potrà dimenticare di questi svogliati ragazzi, ai quali alla fine si è affezionata davvero.

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Credo che questa storia possa aiutarci a cogliere le potenzialità insite nel ruolo di insegnante: insegnare è molto più che trasmettere nozioni; insegnare è soprattutto aiutare a crescere, arricchirsi e realizzarsi; è un compito difficile, ma quando esercitato con passione e motivazione, come ha fatto Nicolini, consente di raggiungere obiettivi notevoli e di superare ostacoli apparentemente insormontabili.

Non è facile però essere dei buoni insegnanti. Forse qualcuno riterrà che l’elemento essenziale sia la conoscenza, la preparazione; essa è un aspetto indubbiamente fondamentale, ma perde di rilevanza se vengono a mancare la capacità di instaurare una buona relazione con gli studenti, di saper favorire buone relazioni tra di loro e di stimolare il loro interesse verso la materia (Mariani e Pozzo, 2002). La qualità della relazione con gli studenti è uno dei fattori che maggiormente si associa al successo o al fallimento scolastico (Babaeeroo e Shokrpour, 2017): maggiore è la qualità relazionale, maggiori sono la partecipazione dei ragazzi a scuola, migliori sono i loro risultati e minori le sospensioni e l’abbandono (Quin, 2017; Sparks, 2019).

La scuola ha subito un duro colpo con la pandemia. Il suo scoppio, nel pieno dell’anno scolastico, ha costituito una brusca battuta d’arresto, non solo per il fatto che il programma scolastico è stato temporaneamente sospeso (e poi ripreso con modalità del tutto differenti), ma anche perché si sono interrotti quei processi di socializzazione tra studenti, e fra studenti e insegnanti. E se trasmettere nozioni può tutto sommato essere fatto senza grosse difficoltà anche tramite l’uso di device tecnologici, mantenere vive e coltivare relazioni nella sola dimensione virtuale è un compito non impossibile, ma molto meno semplice.

Nei mesi del lockdown è stato necessario rivedere il modo di fare lezione, passando dalla tradizionale didattica in aula, alla tanto discussa didattica a distanza (DaD), che ha costituito una notevole sfida in particolare per quegli insegnanti, magari con esperienza ventennale fra i banchi, aventi scarsa dimestichezza con l’utilizzo di dispositivi elettronici e di internet.

Un limite intrinseco di questa tipologia di didattica è che essa richiede un maggior utilizzo di risorse cognitive: venendo a mancare la dimensione non verbale della comunicazione, essa diviene più difficile, così come l’apprendimento stesso. Ricerche dimostrano che la comunicazione non verbale è associata a maggiore motivazione allo studio e a successo accademico (Bambaeeroo e Shokrpour, 2017). Ciò ha portato alla decisione di numerosi istituti di ridurre l’altrimenti troppo oneroso numero di ore di lezione frontale, che pur essendo state affiancate ad altre tipologie di attività, ha costretto alla riduzione del programma di diverse materie. La presenza alle lezioni è inoltre diventata più libera, avendo la possibilità di mostrarsi online ed essere in realtà impegnati in attività di tutt’altro genere.

La DaD costituisce un importante passo avanti in termini di rinnovamento della pratica didattica-educativa, ma al contempo sacrifica l’indispensabile dimensione dell’interazione docente-studenti (Rota, 2020), l’essenziale dimensione relazionale. Alcuni docenti raccontano come sia stato strano e spiacevole per loro non poter sentire la presenza della classe, rimpiangendo addirittura il brusio, fastidioso sottofondo delle giornate di lezione a scuola; l’impressione, almeno in principio, è stata quella di non doversi tanto relazionare a una classe, intesa come gruppo, come un’entità che è qualcosa di più della mera somma degli individui che ne fanno parte, quanto più di dover trasmettere nozioni a un pubblico invisibile e passivo, composto da volti, nei casi migliori, e da icone sparse sullo schermo del computer in quelli peggiori.

fineSono state numerose, quindi, le difficoltà e gli ostacoli emersi in questi mesi, ma contrariamente alle pessimistiche previsioni dei più, i nostri docenti sono stati in grado di affrontarli egregiamente, dimostrando la stessa motivazione e la stessa tenacia di Ottavia Nicolini.

Sono stati sorprendenti l’entusiasmo e l’impegno con cui molti docenti si sono adoperati per colmare le loro mancanze nell’utilizzo dei dispositivi tecnologici, fruendo degli svariati corsi predisposti proprio al fine di incrementare le competenze digitali e per realizzare la media education. Si è potuto assistere, in effetti, a una notevole “solidarietà digitale”, un fiorire di iniziative e piattaforme per supportare la DaD, per aiutare a colmare la carenza di competenze di alcuni essa e per facilitare la condivisione delle conoscenze apprese (Bellasia, 2020).

Molti docenti hanno dedicato più attenzioni di quanto non facessero prima ai ragazzi, rompendo la “barriera” dello schermo, ponendo loro frequenti domande su come stessero vivendo questa particolare esperienza e lasciandoli liberi di sfogarsi e confrontarsi, qualora ne dimostrassero il bisogno; e, in effetti, è stato spesso così. Un occhio di riguardo è stato dedicato a chi manifestava segni di disagio, aprendo un dialogo con le famiglie o con altri adulti di riferimento.

Sono stati fatti sforzi d’ogni genere per cercare di continuare a far sentire gli studenti “classe”: è stata sfruttata la DaD come strumento per mantenere comunque una certa stabilità dell’incontro tra docenti e di conseguenza un senso di appartenenza e legame (Rota, 2020), tramite giochi per i più piccoli, e foto di classe (screenshot sugli schermi), attività, sfide e lavori di gruppo anche per i più grandi. In questo rivediamo proprio i tentativi fatti anche da Nicolini, che ha cercato di andare oltre la mera trasmissione di informazioni, impresa ardua con i ragazzi del Gnente, cercando la creazione di conoscenze condivise. Ciò è stato possibile entrando in punta di piedi sempre più nella vita degli studenti, interessandosi alle loro storie, ai loro luoghi di interesse, alle loro canzoni preferite. E mi sembra che questo in fondo sia quanto è stato fatto anche da molti dei nostri insegnanti durante il lockdown.

Trovarsi improvvisamente in una situazione così complessa ha favorito l’emergere del lato più umano di molti di loro, talvolta celato sotto una scorza di autoritarismo che qualcuno ancora ritiene connaturata al ruolo di insegnante, e migliorando la relazione studente-docente, elemento chiave per l’instaurarsi di un buon clima in classe e, di conseguenza, per favorire un maggiore apprendimento degli studenti (Balestra, 2017).

Credo che a questa situazione straordinaria dobbiamo riconoscere un merito, quello di aver permesso alla motivazione degli insegnanti, al loro autentico interesse per i ragazzi, alla loro passione per la loro delicatissima e straordinaria professione, di riemergere, o di emergere con una spinta e una vitalità rinnovata. 

Come Nicolini, tanti insegnanti oggi avranno paura e si sentiranno smarriti. Le incertezze sono ancora molteplici e giustificano il timore di sbagliare, di non essere in grado di gestire la grande responsabilità della quale sentono il peso. È un anno diverso, un’esperienza nuova per tutti e in quanto tale ricca di incognite, ma, soprattutto, è un’ulteriore occasione per migliorarci, per esercitare le risorse che abbiamo dimostrato di avere e per dimostrare che un buon insegnante, cioè un insegnante motivato e appassionato, ha la capacità di affrontare anche situazioni straordinarie.

 

Bibliografia:

Bambaeeroo, F. e Shokrpour, N. (2017). The impact of the teachers’ non-verbal communication on success in teaching. Journal of Advances in Medical Education and Professionalism, 5(2): 51-59

Mariani, L., Pozzo, G. (2002) Stili, strategie e strumenti nell’apprendimento linguistico. Imparare a Imparare, Insegnare a Imparare, Firenze: La Nuova Italia, Firenze.

Quin, D. (2017). Longitudinal and Contextual Associations Between Teacher–Student Relationships and Student Engagement: A Systematic Review. Review of Educational Research, 87(2): 345 –387

Turco, S. (2019). Francoforte-Roma e ritorno: l’anno spericolato della prof nelle classi del Gnente. L’Espresso, 18 Agosto 2019, 84-87

Sitografia:

Balestra, A. “Il benessere scolastico e il clima della classe”. Psicologia 24, 5 Aprile 2017 https://www.psicologia24.it/2017/04/benessere-scolastico-clima-classe/

Bellasia, A. M. “Didattica a distanza, per fortuna c’è: ecco tutti gli aspetti positivi”. Tecnica della Scuola, 21 Marzo 2020. https://www.tecnicadellascuola.it/didattica-a-distanza-per-fortuna-ce-ecco-tutti-gli-aspetti-positivi

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), 2020. https://www.istruzione.it/rientriamoascuola/index.html

Rota, M. “Pro e contro della didattica a distanza”. Crescita Personale, 31 Marzo 2020. https://www.crescita-personale.it/articoli/competenze/formazione/pro-e-contro-didattica-a-distanza.html

Sparks, S. D. “Why Teacher-Student Relationships Matter”. Education Week, 12 Marzo 2019. https://www.edweek.org/ew/articles/2019/03/13/why-teacher-student-relationships-matter.html

 

 

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