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“SIAMO IN CURA, NON IN GUERRA”

di Bianca Bertetti

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Abbiamo utilizzato questa frase di Guido Dotti, monaco della comunità di Bose, per introdurre una pratica yoga che potrebbe aiutarci in questo difficilissimo e doloroso periodo in cui le conseguenze del covid 19 ci coinvolgono ancora tutti in prima persona.

Per comprendere il significato di “siamo in cura, non in guerra” leggiamo direttamente le bellissime parole che il monaco ha utilizzato.

Guido Dotti ha scritto: “questa non è una guerra, noi non siamo in guerra… cerco una metafora diversa che renda giustizia di quanto stiamo vivendo e soffrendo e che offra elementi di speranza per i giorni che ci attendono…Ma allora, se non siamo in guerra, dove siamo? Siamo in cura!…

Non solo i malati, ma il nostro pianeta, tutti noi non siamo in guerra ma siamo in cura. E la cura abbraccia … ogni aspetto della nostra esistenza, in questo tempo indeterminato della pandemia così come nel dopo…

Sia la guerra che la cura hanno entrambe bisogno di alcune doti: forza (altra cosa dalla violenza), coraggio, risolutezza, tenacia…Poi però si nutrono di alimenti ben diversi. La guerra necessita di nemici, frontiere…armi…, di inganni e menzogne, di spietatezza e denaro… La cura invece si nutre d’altro: solidarietà, compassione…ascolto, autenticità, pazienza

Per questo tutti noi possiamo essere artefici essenziali di questo aver cura dell’altro, del pianeta e di noi stessi con loro… ciascuno per le sue capacità, competenze, principi ispiratori, forze…

La consapevolezza di essere in cura – e non in guerra – è una condizione fondamentale anche per il “dopo”: il futuro sarà segnato da quanto saremo stati capaci di vivere in questi giorni più difficili, sarà determinato dalla nostra capacità di prevenzione e di cura, a cominciare dalla cura dell’unico pianeta che abbiamo a disposizione. Se sappiamo e sapremo essere custodi della terra, la terra stessa si prenderà cura di noi e custodirà le condizioni indispensabili per la nostra vita.

Le guerre finiscono – anche se poi riprendono non appena si ritrovano le risorse necessarie – la cura invece non finisce mai. Se infatti esistono malattie (per ora) inguaribili, non esistono né mai esisteranno persone incurabili.

Davvero, noi non siamo in guerra, siamo in cura!

Curiamoci insieme.”flor-no-asfalto-11921115

Questo invito a “curarci insieme” ci ha stimolato a condividere con voi un esercizio di yoga volto a sostenere e “fare fiorire” le tante risorse di cura già presenti in ognuno di noi.

Senza avere la presunzione di indicare “ricette miracolose”, abbiamo pensato di condividere una pratica centrata proprio sulla cura di sé e degli altri.

Le pratiche di consapevolezza, fra le quali quella che presenteremo, sono tratte dalle antiche filosofie orientali, in particolare dal buddhismo zen, riprese e in parte rielaborate dalla recente corrente occidentale della mindfulness.

Le proposte di mindfulness (che significa chiara consapevolezza) aiutano a sviluppare una migliore consapevolezza dei propri bisogni, delle risorse e limiti in campo, dei valori cui si tende per potere operare scelte il più possibile costruttive per sé, per gli altri, per il mondo intero.

Si tratterà di sperimentare una pratica di consapevolezza che farà riferimento a aspetti diversi del nostro accostarci al difficile e complesso momento che stiamo vivendo.

Alcune pratiche di consapevolezza sono principalmente volte a trovare momenti di sollievo e pace pur nella frenesia di situazioni estremamente dolorose e complesse, altre a calmare la mente intrappolata nel turbinio di pensieri angosciosi, altre a affrontare costruttivamente emozioni intense e dolorose, altre a accrescere dentro di noi risorse di forza e determinazione, altre a contattare gli elementi più vitali insiti in ognuno di noi, altre a sviluppare una profonda gentilezza verso noi stessi e verso gli altri, con cui siamo strettamente inter-connessi.

Si tratta dunque di un invito a sperimentare un esercizio di yoga per potenziare l’indispensabile rapporto corpo mente e cuore. Se troverete che questo esercizio risponde alle vostre necessità, potrete liberamente utilizzarlo e ripeterlo.

IL SALUTO ALL’ALBA

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Portati in piedi coi piedi vicini e paralleli, fai retroversione del bacino, tieni le spalle basse, il viso disteso, porta le mani giunte davanti al petto, tenendo i gomiti in fuori e allungati.

All’INSPIRO portati sulle punte dei piedi, tendi le braccia verso l’alto e allungati ancora: lascia entrare la potente energia della natura dentro di te.

TRATTENENDO IL RESPIRO, A PIENO, allarga le braccia orizzontalmente, tenendo i palmi delle mani rivolti verso l’alto: lascia che l’energia della natura si diffonda in tutto il corpo.

All’ESPIRO, mantenendo le braccia tese, ruota i palmi delle mani verso il basso, scendi con le braccia, riunisci le mani davanti al petto e trattieni il respiro, dopo avere espirato per 3 secondi: lascia che quello che non serve, che è stato consumato esca dal tuo corpo e dalla tua mente.

Ripetiamo insieme questo esercizio un paio di volte.

Ora prova a rifare tu, da solo, questo esercizio, lentamente, per altre 4 volte, seguendo il ritmo del respiro. Lascia che sia il respiro a dare il ritmo al movimento del corpo e non viceversa, il respiro è più potente del corpo.

Quando hai terminato il ciclo degli esercizi, resta un momento a osservare l’eco, sul corpo e sulla mente, di questi movimenti ritmati dal respiro.

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