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Quando in adolescenza i voti a scuola peggiorano

186Può capitare che con l’arrivo dell’adolescenza si presentino dei problemi con la scuola che prima non c’erano. Un buon rendimento, un comportamento adeguato, lasciano spazio a un disinteresse che sembra essere totale. Da cosa nasce? Quando è il segnale di un vero problema?

Bisogna ricordare che le ragazze, solitamente, riescono a seguire meglio le richieste della scuola. Con il passaggio alle scuole secondarie riescono a sviluppare più precocemente una serie di qualità, come la capacità di concentrarsi, l’autonomia, una maggiore responsabilità, che assicurano risultati più brillanti anche a scuola. I ragazzi, invece, hanno difficoltà ad esaudire le richieste di maturità e applicazione, tanto che spesso diventano gli elementi di “disturbo” della classe. Anche perché, a questa età, ha un maggior successo tra i coetanei il “pagliaccio” rispetto al “secchione”. Il passaggio alla scuola secondaria, può quindi rappresentare un momento di grande cambiamento nei figli, cambiamento che si riflette negativamente sul clima familiare.

I genitori, preoccupati dagli insuccessi, concentrano tutti i propri interventi sul versante scolastico, nel tentativo di arginare un cambiamento che, fino all’anno precedente, sembrava impensabile. Il clima familiare, anche a causa degli scarsi risultati che le azioni dei genitori solitamente ottengono, peggiora gradualmente. Anche il rapporto con i figli si fonda sulla preoccupazione dello studio, del voto: le frasi che si usano più spesso sono “Hai studiato?” o “Quanto hai preso?”. Ovviamente, questo comportamento risulta molto stressante per i genitori, costretti a tenere costantemente sott’occhio compiti, voti, orari, interrogazioni, momenti liberi. Ma una simile pressione diventa lentamente insopportabile anche per i figli, che non esistono più come tali, ma sono solo scolari, solo voti. Un brutto voto non è più un giudizio sul lavoro svolto, ma diventa un giudizio su se stessi: si è insufficienti, non si vale abbastanza. Non deve stupire che la strategia scelta da molti sia quella della “fuga” dal mondo scolastico.

Come aiutare i propri figli? I ragazzi, per impegnarsi, devono essere incoraggiati, e i loro sforzi devono essere riconosciuti, quando le cose vanno bene, ma anche quando vanno male. Meglio, di fronte a un brutto voto, prendere il tempo per parlare, per analizzare insieme cosa non ha funzionato. E’ mancato l’impegno? Il tempo? E’ subentrata l’ansia? Non c’è stata la giusta organizzazione?

Rischioso è fare promesse o spingere allo studio con le minacce: maggiore è il “carico affettivo” che mettiamo sui risultati, maggiori sono le possibilità che l’adolescente usi i brutti voti come mezzo per provocare i genitori ed esprimere la propria voglia di distaccarsi. Attenzione però a non sconfinare nella “sostituzione”: fare i compiti al posto suo fa passare il messaggio che non lo crediamo capace di farcela da solo e, col tempo, corriamo il rischio che il figlio, capito il gioco, sfrutti il genitore per non fare alcuna fatica. Meglio allora un brutto voto, con la rassicurazione che esiste il diritto a sbagliare, e che c’è tempo e modo per rimediare. Concentrandosi meno sui risultati, si lascia spazio per variazioni dell’impegno e dei risultati che aiutano nella crescita. Una maggiore fiducia nelle capacità di nostro figlio, lo aiuta anche a trovare il proprio ritmo, le proprie modalità: imporre i nostri tempi, le nostre regole, le nostre modalità di studio, può essere la strategia sbagliata.

Un peggioramento dei voti può anche essere legato a un evento che in qualche modo altera l’equilibrio dell’adolescente o della famiglia: un trasloco, un lutto, una relazione che si chiude. Il peggioramento nei voti è un vero e proprio segnale che i ragazzi mandano per trasmettere un disagio che non sanno altrimenti come esprimere. Attenzione quindi a rispondere nel modo corretto, indagando sulle ragioni che hanno portato al brutto voto, e non con rimproveri o punizioni.

Attenzione deve essere data anche a quegli adolescenti, spesso ragazze, che danno un peso eccessivo alla scuola e ai risultati di compiti ed interrogazioni. Anche questa può essere una fuga, che mette a tacere tutti i turbamenti dell’adolescenza attraverso un mezzo facile da raggiungere e facilmente prevedibile. Se un adolescente rinuncia per la scuola a tutti i “piaceri” tipici della sua età, come uscire con i coetanei, fare attività sportive, creare amicizie, bisogna interrogarsi seriamente.

Infine, se anche arriva la bocciatura, non è la fine del mondo. Alcuni adolescenti hanno bisogno di più tempo per maturare, e la bocciatura può essere l’occasione per colmare le lacune. In qualche caso anzi, è l’adolescente stesso a suggerire questa possibilità. Essere bocciati poi non significa distruggere il proprio futuro: non mancano i casi di persone che, pur bocciate, applicandosi e sfruttando al meglio le proprie capacità (non sempre valorizzate dal sistema scolastico) hanno avuto vite piene di soddisfazioni e successi.

Luca Pasquarelli