3 SEMPLICI REGOLE PER “REGISTRARE I MESSAGGI” DELL’INCONSCIO

A cura di Francesca Prudenziati

Il sogno è un frammento di attività psichica che prende forma nel sonno ma i suoi contenuti non hanno la continuità logica dell’attività cosciente. Nel sogno ritroviamo immagini, pensieri e sentimenti che sono legati allo stato di veglia. Quindi il sogno mantiene una certa continuità con la coscienza anche se il suo ricordo è debole. Infatti, le immagini che si succedono nei sogni sono legate da nessi rappresentativi fantastici e non logici, come nelle rappresentazioni mentali coscienti. Per questo il sogno viene considerato “insensato”. 

 Carl Gustav Jung sosteneva:

“I sogni sono indipendenti, in modo assai singolare, dalla nostra coscienza, e sono estremamente preziosi, perché non possono barare” (Jung 1928, p. 52).

In pratica non possiamo inventare i nostri sogni e sono indipendenti dalle nostre aspettative. Tuttavia, hanno un grande potere su di noi. Ancora Jung diceva che lo stato d’animo degli uomini più razionali è immancabilmente influenzato dai suoi sogni

e aggiungeva:

“Ricordatevi che si può essere uccisi da una fantasia” (Jung 1928, p.96).

I fatti immaginari hanno un’esistenza diversa da quelli coscienti: hanno un’esistenza psicologica.

Cito sempre Jung:

“Nella nostra civiltà non c’è una sola cosa che non sia prima esistita nell’immaginazione, nella fantasia; anche le case e le sedie sono esistite, in primo luogo, nell’immaginazione dell’architetto o del designer” (Jung 1928, p. 96).

Nelle popolazioni primitive il sogno aveva una funzione politica e sociale. Il capo tribù riceveva il messaggio degli dei e lo condivideva con il suo popolo. Allora la tribù seguiva le direttive divine mediate dall’inconscio del capo tribù. Nelle opere di Jung si trova che già i primitivi facevano la distinzione tra “piccoli” e “grandi” sogni. I piccoli sogni contengono frammenti di fantasia che appartengono alla sfera personale e che cercano di riequilibrare la quotidianità. I grandi sogni provengono da uno strato più profondo dell’inconscio e mostrano immagini che possono essere ritrovate nella “storia della spirito umano” e vengono ricordati per tutta la vita.

 Jung scriveva:

“I nostri piccoli sogni non hanno un’importanza così grande ma in qualsiasi sogno comune possiamo scorgere la stessa funzione di guida e un tentativo di risoluzione dei problemi” (Jung 1928, p. 54). 

Jung vede nel sogno la funzione equilibratrice dell’inconscio in cui tutti i punti di vista sottovalutati durante il giorno affiorano nel sonno. Dagli studi sul sonno sappiamo che nella fase REM (movimento rapido oculare) l’intensità dei sogni è maggiore. Dalla psicologia sperimentale emerge che, nel corso della vita, trascorriamo un quarto del sonno sognando. Inoltre, la fase REM è necessaria per il nostro funzionamento fisiologico e psicologico. Quindi la ricerca conferma l’ipotesi di Jung che il sognare è essenziale per il nostro equilibrio psicofisico. 

Per stabilire una connessione utile tra coscienza e sogni bisogna allenarsi al ricordo dei sogni. Dunque si rendono necessarie delle indicazioni utili su come ricordarli: 

  1. Prima di andare a dormire concentrarsi sul desiderio di avere un sogno e ricordarselo al risveglio.
  2. Preparare carta e matita vicino al letto, a portata di mano. Questo gesto permette di scrivere subito i ricordi del sogno, anche solo poche parole chiave. È importante trascrivere i ricordi entro 2 o 3 minuti dal risveglio. Questo perché alzandosi dal letto si potrebbe perdere il ricordo. 
  3. Evitare di alzarsi subito e rimanere sdraiati qualche minuto per ripercorrere il sogno. Eventualmente meditare sul sogno. Non tentare di interpretarlo ma cercando di riviverlo nello stato di veglia. Riflettere sulla dinamica così da rievocare dettagli che andrebbero perduti. 

Attraverso i sogni ci parla il nostro mondo interno: è il nostro inconscio che ci manda un messaggio rispetto alla situazione cosciente che stiamo vivendo e ci segnala ciò che non vediamo. Dunque se impariamo a registrare le immagini oniriche e ci abituiamo a farlo sistematicamente, arricchiamo la conoscenza di noi stessi, integrando coscienza e inconscio, con grande vantaggio per la nostra crescita personale. 


BIBLIOGRAFIA

Dieckmann, H. (2003). I metodi della psicologia analitica. La biblioteca di Vivarium.

Jung, C. G., Romano, A., Perez, L., & McGuire, W. (2006). Analisi dei sogni: Seminario Tenuto Nel 1928-30. Bollati Boringhieri. 

Jung, C. G. (1916). Considerazioni generali sulla psicologia del sogno. La dinamica dell’inconscio.

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