Un articolo di Silvia Gobbo
Anna, 15 anni, durante le vacanze ha iniziato ad andare a dormire e a svegliarsi più tardi, passando le giornate tra amici, sport e tempo libero. Con l’avvicinarsi dell’inizio della scuola, però, comincia a sentirsi più stanca e irritabile. La sera fatica ad addormentarsi e pensa alle verifiche, ai compiti e al ritorno in classe. Quando i genitori le chiedono cosa la preoccupi, risponde semplicemente: “Non voglio tornare a scuola”. Non sa spiegare bene il perché, ma l’idea di dover riprendere i vecchi ritmi le provoca una sensazione di agitazione.
Il ritorno a scuola dopo le vacanze può rappresentare un momento di ri-adattamento. Dopo settimane caratterizzate da maggiore libertà, orari flessibili e minori richieste, ragazzi e ragazze devono nuovamente affrontare sveglie mattutine, lezioni, compiti, verifiche e aspettative da parte degli adulti.
In adolescenza questo passaggio può essere particolarmente rilevante anche per una ragione biologica: durante questa fase il ritmo sonno-veglia tende naturalmente a spostarsi e gli adolescenti tendono ad andare a dormire e svegliarsi più tardi. Per questo, addormentarsi presto e svegliarsi presto può essere più difficile. La differenza tra gli orari seguiti durante le vacanze e quelli imposti dalla scuola può quindi contribuire a sonnolenza, stanchezza e difficoltà di concentrazione nei primi giorni di rientro.
Il sonno, inoltre, è strettamente legato allo stress. La preoccupazione per la scuola può aumentare l’attivazione mentale prima di dormire e rendere più difficile addormentarsi. Allo stesso tempo, dormire poco o male può rendere più difficile affrontare le richieste scolastiche e può influenzare il coinvolgimento e il benessere a scuola.
Per questo, “non voglio tornare a scuola” non significa necessariamente “non ho voglia di fare nulla”. Dietro questa frase possono esserci stanchezza, difficoltà a ritrovare i ritmi abituali, preoccupazione per lo studio o per il giudizio degli altri, ma anche timori legati alle relazioni con i compagni.
Un primo passo può essere quindi provare a capire che cosa si trova dietro quella frase. Invece di chiedere soltanto “Perché non vuoi andare a scuola?”, può essere utile domandare: “Qual è la cosa che ti preoccupa di più del ritorno?”
Anche alcuni piccoli accorgimenti possono rendere più graduale il passaggio:
- Riprendere progressivamente gli orari del sonno, evitando, quando possibile, di passare improvvisamente dagli orari delle vacanze a quelli scolastici.
- Non pretendere di recuperare immediatamente il ritmo, concedendosi qualche giorno di adattamento.
- Mantenere nella nuova routine alcuni spazi piacevoli, come lo sport, gli amici o un’attività che durante le vacanze faceva stare bene.
Anche genitori, insegnanti ed educatori possono contribuire a rendere questo passaggio più semplice. Riconoscere la difficoltà non significa giustificare l’evitamento della scuola: significa creare uno spazio in cui il ragazzo possa raccontare ciò che sta vivendo.
Anna, dopo aver parlato con i genitori, si rende conto di essere soprattutto preoccupata di non riuscire a stare al passo con le richieste e di ritrovare alcuni compagni con cui durante l’anno precedente aveva avuto delle difficoltà. Dare un nome a queste preoccupazioni le permette di sentirle meno come una generica sensazione di agitazione.
Il rientro può quindi essere vissuto come un periodo di transizione, non come un cambiamento che deve avvenire tutto in una volta. Sentirsi stanchi, demotivati o un po’ preoccupati nei primi giorni può rientrare in un normale processo di adattamento.
È però importante prestare attenzione quando il disagio diventa intenso o persistente, ad esempio quando compaiono forti difficoltà nel sonno, sintomi fisici ricorrenti, isolamento o una crescente difficoltà a frequentare la scuola. In questi casi, può essere utile chiedersi non soltanto “Come facciamo a farlo tornare a scuola?”, ma anche “Che cosa sta rendendo così difficile tornarci?”
Forse, allora, il rientro non è soltanto il momento in cui si torna a scuola. È anche un’occasione per fermarsi e chiedersi: “Di che cosa ho bisogno per stare bene anche durante l’anno?”
Per chi legge
- Se sei un ragazzo: che cosa ti pesa di più del ritorno a scuola? C’è qualcosa che hai fatto durante le vacanze e che vorresti riuscire a mantenere anche durante l’anno?
- Se sei un adulto: quando un ragazzo dice “non voglio tornare a scuola”, riesci a chiedergli che cosa c’è dietro questa frase, prima di cercare di rassicurarlo o di trovare subito una soluzione?
Bibliografia
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