Come associazione che da oltre dieci anni opera sul territorio per promuovere il benessere psicologico e garantire l’accessibilità alla cura, poniamo costantemente al centro della nostra riflessione un tema tanto cruciale quanto urgente: la salute mentale.
Quando si parla di salute pubblica, infatti, appare sempre più evidente la necessità di distanziarsi da un approccio stigmatizzante e patologizzante del disturbo mentale. Il nostro obiettivo è includerlo in una prospettiva più ampia, che si integra a vari livelli nel discorso sulla cura della persona nella sua totalità.
Come stiamo?
Ciò che emerge dalle ultime ricerche non è incoraggiante. Assistiamo, infatti, a una decisa crescita dell’incidenza di sintomatologie ansiose e depressive, scatenate o acutizzate dalla pandemia, con un coinvolgimento significativamente maggiore di donne e giovani. Secondo il World Mental Health Day Report condotto da Ipsos (2024), circa il 40% delle donne della generazione Z dichiarano di sentirsi spesso depresse e il 54% dei giovani di ambo i sessi hanno sperimentato nell’ultimo anno livelli di stress tali da compromettere le attività quotidiane come, ad esempio, recarsi al lavoro. Le donne in difficoltà sono in aumento; si registrano infatti livelli più bassi di accettazione di sè che possono rendere la popolazione femminile più soggetta allo sviluppo di insicurezze rispetto, ad esempio, al loro aspetto corporeo. La salute mentale delle giovani generazioni è ulteriormente in declino, il che conferma il trend evidenziato in conseguenza allo scoppio della pandemia, senza tuttavia osservare alcun arresto in seguito all’uscita dall’emergenza (Mind Health Report del 2024). A crescere, fortunatamente, è anche la percezione che la salute mentale sia tanto importante quanto quella fisica, elevando di fatto la questione a tema di interesse collettivo e sociale e imponendoci di affrontare il problema fondamentale dell’accessibilità alla cura.
L’accesso alla cura
A fronte di un quadro sempre più allarmante, con un incremento in Italia della domanda di presa in carico ai servizi territoriali e degli accessi al pronto soccorso per problematiche legate alla salute mentale, non possiamo non evidenziare l’attuale inadeguatezza del sistema che registra carenze di figure professionali essenziali, risorse economiche limitate, strutture spesso inadeguate e distribuzione territoriale neanche lontanamente omogenea. Tutto questo non può che incidere negativamente sui decorsi, favorendo la cronicizzazione e l’aggravarsi dei disturbi, con conseguenze significative per gli utenti e per le loro famiglie. Le difficoltà si moltiplicano poi per quelle comunità caratterizzate da un’elevata concentrazione di popolazione migrante e da condizioni di disagio socio-economico già gravate da marginalità e carenzialità di tipo abitativo, infrastrutturale, educativo e per le quali la possibilità di fruire del servizio si riduce sensibilmente.
Abbattimento dello stigma
Se da un lato il discorso sull’accessibilità al trattamento rappresenta ancora un punto dolente, soprattutto per quella fetta di popolazione che non può permettersi di pagare un professionista privato, possiamo comunque osservare quanta strada sia stata percorsa rispetto all’abbattimento dello stigma legato alla salute mentale. Sensibilizzazione, discorso pubblico, maggiore attenzione mediatica hanno favorito un clima di apertura e di progressiva decostruzione degli stereotipi legati alla sofferenza psichica. Il cambiamento di natura culturale al quale stiamo assistendo supporta l’inclusione, riduce l’isolamento e incoraggia la ricerca di un aiuto, promuovendo un approccio precoce e tempestivo che potrebbe incidere in maniera positiva sugli esiti terapeutici e sulla qualità della vita di tutti. Ora tocca alle istituzioni cogliere l’enorme potenziale che si cela dietro a questo nuovo sguardo e muoversi nella direzione di un cambiamento di paradigma che vada dall’intervento emergenziale centrato sul sintomo a un approccio mirato alla prevenzione e all’integrazione di molteplici strumenti nel sistema di cura.
La cura di sè, la cura del mondo
Il discorso sulla salute mentale diventa oltremodo centrale in un’epoca come la nostra, dominata dall’iperconnessione e dal vivere immersi in reti sociali che mettono in comunicazione annullando le barriere fisiche e corporee, ma che, paradossalmente e pericolosamente, spingono nella direzione di un crescente individualismo. Intraprendere un percorso terapeutico implica accettare di guardarsi dentro, ma anche di lasciarsi guardare.
Questo atto di fiducia, di apertura, è esso stesso un gesto politico rivoluzionario perchè comporta il riconoscersi come un sistema di relazione e non come un’isola. Ricordiamo, infatti, che l’esperienza terapeutica non è mai individuale, ma si dispiega all’interno di un campo relazionale dove empatia, ascolto, reciprocità sono strumenti primari di lavoro che rendono possibile la crescita e la trasformazione.
Inoltre, chi decide coraggiosamente di lavorare su di sè, diventa inevitabilmente una presenza più equilibrata, meno reattiva e più solidale nella società, trasformando la cura di sé in cura del mondo.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute, il nostro invito è a trasformare la consapevolezza in pratica quotidiana. La salute mentale non è una condizione statica, ma un processo in continua evoluzione che richiede attenzione, investimento e responsabilità condivisa. È fondamentale, innanzitutto, un impegno concreto da parte delle istituzioni, chiamate a rafforzare un sistema che oggi mostra evidenti fragilità; allo stesso tempo, non possiamo dimenticare il ruolo attivo che ciascuno di noi può esercitare nel prendersi cura di sé e degli altri. Perché ogni gesto di cura, quando è riconosciuto, sostenuto e condiviso, diventa un motore di cambiamento capace di generare benessere per l’intera comunità.
