Un articolo di Di Scuotto R.S.

Negli ultimi decenni, il mondo del lavoro ha subito trasformazioni profonde: l’aumento della competitività, la digitalizzazione, la precarietà occupazionale e l’iperconnessione hanno reso l’ambiente lavorativo sempre più complesso, esigente e spesso emotivamente gravoso. In questo contesto, lo stress lavoro-correlato è emerso come una delle principali fonti di disagio psicologico per i lavoratori, contribuendo all’aumento di sintomi come ansia, depressione, insonnia e somatizzazioni. Quando questo stress si cronicizza, in assenza di strategie di coping efficaci e di un ambiente organizzativo che offra supporto, può evolvere nella forma clinicamente più grave: il burnout.

Il burnout non è soltanto un’esperienza soggettiva di stanchezza, ma un fenomeno professionale complesso, riconosciuto anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (2019) come una sindrome derivante da uno stress lavorativo cronico mal gestito. Colpisce in particolare le professioni che richiedono un elevato coinvolgimento relazionale ed emotivo — come medici, infermieri, psicologi, insegnanti, operatori sociali — ma può manifestarsi in qualunque ambito, anche manageriale, tecnico o amministrativo.

Al di là dell’impatto individuale, lo stress lavoro-correlato rappresenta un costo importante anche per le organizzazioni e per la società: aumento dell’assenteismo, riduzione della produttività, turnover elevato, bassa motivazione, errori professionali e un generale clima lavorativo negativo. Per questo motivo, il burnout va affrontato non solo come un problema clinico, ma come una questione di salute pubblica, prevenzione aziendale e responsabilità sociale.

Cos’è lo stress lavoro-correlato?

Secondo il manuale di psicologia della salute a cura di Chiara A. Ripamonti (2011), lo stress lavoro-correlato è «una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro». Questa definizione mette in evidenza la pressione esercitata sull’individuo da parte dell’ambiente lavorativo, che può generare tensione, ansia, frustrazione, fino al vero e proprio disagio clinico.

I principali fattori di rischio includono:

  • Carico di lavoro eccessivo, ritmi sostenuti, mancanza di pause.
  • Ambiguità e conflitti di ruolo.
  • Scarso supporto da colleghi o superiori.
  • Mancanza di controllo e autonomia.
  • Scarso riconoscimento e poche possibilità di crescita.

Questi aspetti rientrano nel modello Job Demands – Job Resources (Bakker & Demerouti, 2007), che distingue tra:

  • Richieste lavorative: fattori che richiedono uno sforzo sostenuto (fisico, emotivo o cognitivo) e che, se prolungati, possono causare esaurimento.
  • Risorse lavorative: elementi che aiutano a fronteggiare le richieste e a raggiungere gli obiettivi (es. feedback, autonomia, clima positivo).

Burnout: quando lo stress diventa cronico

Il burnout è la manifestazione più estrema e disfunzionale dello stress cronico. Secondo l’OMS, si caratterizza per tre dimensioni:

  1. Esaurimento emotivo: senso di svuotamento, fatica cronica.
  2. Depersonalizzazione: atteggiamento cinico, distacco dai colleghi o dagli utenti.
  3. Ridotta efficacia professionale: percezione di fallimento, perdita di motivazione.

Le categorie a maggiore rischio includono: personale sanitario, insegnanti, operatori dell’assistenza, ma il fenomeno si estende a molti ambiti.

Sintomi e segnali da non ignorare

Ripamonti (2011) distingue i sintomi dello stress lavoro-correlato in quattro categorie principali:

  • Fisici: cefalea, disturbi gastrointestinali, insonnia, ipertensione, malattie cardiovascolari.
  • Psicologici/emotivi: ansia, depressione, rabbia, frustrazione, senso di insoddisfazione.
  • Cognitivi: difficoltà di attenzione, memoria, pensiero ossessivo, visione pessimistica.
  • Comportamentali: assenteismo, presenteismo, isolamento sociale, abuso di sostanze, comportamenti insicuri.

La prevenzione: una responsabilità condivisa

La prevenzione del burnout e dello stress lavoro-correlato richiede un approccio integrato e multilivello, capace di coinvolgere la persona, l’organizzazione e le istituzioni. È ormai chiaro che non è sufficiente agire sull’individuo con tecniche di rilassamento o gestione del tempo: è necessario intervenire anche sul contesto lavorativo, promuovendo una cultura organizzativa orientata al benessere e alla salute psicologica.

A livello individuale, è fondamentale:

  • Riconoscere precocemente i segnali di stress, senza minimizzare o colpevolizzarsi.
  • Sviluppare strategie di coping efficaci, come la regolazione emotiva, il problem solving e la capacità di chiedere aiuto.
  • Mantenere un equilibrio tra vita lavorativa e personale, tutelando i propri spazi di riposo, socialità e autorealizzazione.
  • Investire nelle pause rigeneranti, anche brevi, per evitare il sovraccarico mentale e fisico.
  • Formarsi sul tema del benessere psicologico per aumentare consapevolezza e autoefficacia.

A livello organizzativo, la prevenzione passa attraverso:

  • Valutazione sistematica dei rischi psicosociali, come previsto dal D.Lgs. 81/2008, con strumenti validati e aggiornati.
  • Formazione specifica dei dirigenti e dei lavoratori sul riconoscimento e la gestione dello stress.
  • Promozione del supporto sociale all’interno dei team: comunicazione efficace, collaborazione, clima di fiducia.
  • Adozione di pratiche di leadership positiva, basate su ascolto, feedback costruttivo e coinvolgimento attivo del personale.
  • Flessibilità organizzativa, per favorire l’adattamento alle esigenze individuali (es. lavoro ibrido, turni sostenibili, gestione condivisa dei carichi).
  • Creazione di ambienti di lavoro sani, luminosi, stimolanti, dotati di spazi per il recupero e la socializzazione.

Come indicato dal modello richieste-risorse (Bakker & Demerouti, 2007), ridurre le richieste e aumentare le risorse sul posto di lavoro non solo protegge dal burnout, ma migliora il coinvolgimento, la motivazione e la produttività.

A livello normativo e istituzionale, l’Italia si è dotata di strumenti specifici:

  • Il D.Lgs. 81/2008, integrato dalla Circolare del Ministero del Lavoro del 18 novembre 2010, obbliga i datori di lavoro a valutare e gestire il rischio da stress lavoro-correlato, prevedendo anche misure di prevenzione, formazione e monitoraggio periodico.
  • Le linee guida europee e i programmi internazionali (come quelli dell’EU-OSHA) sottolineano l’importanza di integrare salute, sicurezza e benessere psicosociale nelle politiche aziendali.
  • Alcune Regioni italiane (come l’Emilia-Romagna o il Piemonte) hanno promosso buone pratiche e sportelli psicologici interni per il supporto ai lavoratori in difficoltà.

Conclusione

Lo stress lavoro-correlato e il burnout non sono fragilità individuali, ma indicatori di un sistema organizzativo squilibrato. Affrontarli significa investire nella salute dei lavoratori, nell’efficienza aziendale e nella sostenibilità a lungo termine delle professioni. La chiave è trovare un equilibrio tra produttività ed empatia, tra richieste e risorse.

Promuovere il benessere psicologico sul lavoro non è un compito riservato solo ai singoli o ai professionisti della salute mentale: è una responsabilità collettiva che coinvolge imprese, istituzioni e società. Lavorare bene significa, prima di tutto, lavorare in un contesto che riconosce e tutela la persona nella sua complessità.

Bibliografia

Bakker, A. B., & Demerouti, E. (2007). The Job Demands–Resources model: State of the art. Journal of Managerial Psychology, 22(3), 309–328. https://doi.org/10.1108/02683940710733115

Fraccaroli, F., & Balducci, C. (2011). Stress lavoro-correlato e burnout. In C. A. Ripamonti (a cura di), Manuale di psicologia della salute (pp. 73–81). Bologna: Il Mulino.

Organizzazione Mondiale della Sanità. (2019). Burn-out an “occupational phenomenon”: International Classification of Diseases. Retrieved from https://www.who.int/mental_health/evidence/burn-out/en/

Ripamonti, C. A. (2011). Manuale di psicologia della salute. Bologna: Il Mulino.

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. (2010). Approvazione delle indicazioni necessarie alla valutazione del rischio da stress lavoro-correlato. Circolare 18 novembre 2010. Disponibile su: www.lavoro.gov.it

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